Yahoo Answers

La notizia della chiusura del popolare sito web Yahoo Answers ha fatto rapidamente il giro del globo. Fino a qualche anno fa era una fonte preziosa per tutti i navigatori dell’Internet, che qui potevano postare le proprie domande e ricevere risposte da una ricca community. Ma il sito non solo chiuderà, verrà presto cancellato facendo cadere nell’oblio un importante pezzo della storia del web.

L’epoca d’oro di Yahoo Answers

Il sito veniva aperto ben 16 anni fa, il 15 dicembre 2005, in un mondo ben lontano dall’immaginare l’incredibile impatto che i social network avrebbero avuto. Insieme ai Forum, Yahoo Answers condivideva l’intento di collegare gli utenti della rete. A differenza dei forum di discussione, Answers si basava su un sistema di domande e risposte che ogni utente poteva postare e a cui ogni utente poteva rispondere. Col tempo si è via via arricchito di sezioni sempre più precise, di un sistema punti (le risposte migliori venivano premiate con 10 punti) e speciali targhette per designare gli utenti più attivi e “utili” alla comunità, denominati Answeriani Doc.

Un sistema che, a immaginarlo oggi, fa quasi sorridere. E pure funzionava, per come era vissuto il web in quegli anni. Come si può immaginare, con l’avvento dei social network il suo utilizzo è diventato via via sempre più marginale, ed esempi di goliardia (con domande volutamente assurde) sono diventati sempre più frequenti, benché presenti sul sito anche nei suoi anni migliori.

La chiusura

Troppo dispendioso da un lato e con crescenti problemi di moderazione dall’altro. Questi i motivi principali che hanno portato alla decisione finale di chiudere Yahoo Answers per sempre. Due le date che sanciranno l’addio al sito:

  • Dal 20 aprile sarà impossibile porre domande o rispondere a domande già esistenti, rendendo il sito di fatto disponibile per la sola lettura
  • Dal 4 maggio il sito chiuderà definitivamente, sparendo ufficialmente dal web.

Per gli utenti più affezionati, o comunque per chiunque sia interessato, Yahoo dà la possibilità (fino al 30 giugno) di scaricare un archivio personale dei propri dati Yahoo, contenente lo storico delle proprie domande e risposte. Un dettaglio insperato che ci porta a una riflessione importante.

Il futuro della storia del web

Quando Yahoo Answers chiuderà, inevitabilmente verrà a mancare uno spazio che ha letteralmente fatto la storia del World Wilde Web. Si legge spesso che “il supporto fisico è morto” e “il futuro è il digitale”. Nonostante negli anni di prove se ne sono accumulate, c’è chi vede ancora nel digitale l’unico futuro possibile, un futuro in cui CD, romanzi cartacei, foto stampate ed enciclopedie voluminose non troveranno più senso di esistere.

Questa, però, è la prova tangibile per rendersi conto che non esiste nulla di più effimero del digitale (o dei “supporti durevoli”, come dice Jean-Claude Carrière a Umberto Eco nel saggio “Non sperate di liberarvi dei Libri”, affrontando la medesima questione).

Si è scritto su Yahoo Answers per quasi un ventennio. Facendo oggi una domanda su Google, molto spesso la risposta ci rimanda a quel sito, in cui un utente ha fatto la stessa domanda tempo addietro. E tra poco quest’incredibile risorsa (insieme ai suoi picchi di goliardia) verrà spazzata via per sempre.

Intanto però le persone riscoprono il piacere della fisicità e della materialità. I libri vengono pubblicati in edizioni sempre più pregevoli, il vinile fa numeri da capogiro, e c’è chi investe in Polaroid di ultima generazione proprio perché vuole sentire quei ricordi più vicini. Per tante cose il digitale è il futuro. Ma quando si tratta di memoria storica, di archivi, ma anche semplicemente di testimoniare il nostro vissuto sul web, il digitale non basta. Troppi i dati, troppi i costi, e il vissuto di Yahoo Answers lo dimostra.

Con lui se ne va un’epoca che potremmo ormai definire “vecchio web”. Ci rimarrà qualche screenshot e il nostro archivio personale. Infine avremo Wikipedia che lo descriverà come “una popolare piattaforma in cui gli utenti si facevano domande e si davano risposte”. Ma invece di preservare quello che potrebbe essere una grande risorsa da qui a un centinaio di anni, il tutto andrà perduto.

Più lavoro per gli storici

Dovremmo iniziare a discutere seriamente di come la storicità possa perdurare sul web. Anche Facebook e Twitter, un giorno, potrebbero avvisarci della loro chiusura e lasciarci poco tempo per archiviare il possibile. Quando potrebbero essere un’incredibile incubatore per le future generazioni di storici. Questi, magari, si ritroverà a studiare gli usi e i costumi di questa società che oggi ci appare così definitiva.

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