Riceviamo e pubblichiamo:

Ricercatori dell’Università Statale di Milano stanno realizzando per migliorare la conservazione delle sue risorse forestali: habitat sani e ricchi di biodiversità sono più resilienti di fronte ai cambiamenti climatici e migliorano della qualità dell’aria nelle città.

 La riqualifica delle città in chiave green è un tema di profonda attualità, con un’attenzione particolare alla salubrità dell’aria. Com’è noto il ripristino e il mantenimento degli spazi verdi cittadini giocano un ruolo fondamentale nel miglioramento della qualità dell’aria, ma è essenziale anche riflettere sulla conservazione dei boschi più vicini alle città. Ce lo ricordano anche ricorrenze come il World Habitat Day, la Giornata mondiale dell’habitat che si celebra proprio oggi: gli alberi sono straordinari magazzini di carbonio e contribuiscono a sequestrare la CO2 che ogni giorno viene immessa nell’atmosfera.

È proprio in quest’ottica che il Parco agricolo sud Milano si è attivato per valutare lo stato dell’arte del proprio patrimonio boschivo. In particolare, i ricercatori del dipartimento di Scienze agrarie e ambientali (DiSAA)dell’Università degli Studi di Milano sono impegnati in una fase di studio per migliorare la conoscenza e la conservazione di alberi e boschi del parco, che si estende per sul territorio di 60 comuni alle porte del capoluogo lombardo, e comprende diverse centinaia di aziende agricole, oltre a innumerevoli corsi d’acqua, aree naturalistiche e fruitive.

Gestire i boschi periurbani con maggiore consapevolezza, significa avere un’arma in più per reagire con prontezza ai cambiamenti climatici in corso e contrastare la crisi della biodiversità. Un obiettivo di particolare importanza nella Pianura Padana, un ambiente segnato nel corso del tempo da un’intensa, costante e capillare azione umana, che ha semplificato e frammentato i suoi habitat. “Ciò che stiamo analizzando sono le aree boschive del Parco, dalle tessere residuali dell’antica ‘foresta planiziale’ che una volta costituiva l’originale Pianura Padana fino ai boschetti di recente formazione, ai filari e agli alberi isolati, per conoscere e valorizzare quel che resta del patrimonio forestale dal punto di vista quantitativo e qualitativo” spiega Susanna Galimberti, assegnista di ricerca del DiSAA coinvolta in prima linea nel progetto. “L’identificazione delle specie forestali e della loro distribuzione sul territorio è importante per comprendere quanto la vegetazione del parco sia interconnessa. L’occhio umano non lo vede ma tra flora e fauna si instaura un ‘dialogo’: la contiguità di alberi e foreste agevola l’impollinazione, ad esempio, e il bosco è un rifugio per piccoli mammiferi e volatili. Tutto ciò rende gli habitat più resilienti nei confronti dei cambiamenti climatici.

Valutare lo stato di connessione degli ecosistemi verdi presenti, o al contrario rilevarne la frammentazione, consente di mappare la “rete ecologica” di un territorio. Che, attraverso dei veri e propri corridoi ecologici, connette fra loro gli habitat e agevola lo spostamento di animali e semi, conferendo all’ambiente una maggiore resilienza. I rilievi in corso al Parco agricolo sud Milano permettono anche di fare delle previsioni a lungo termine sull’impatto della crisi climatica sulle specie forestali, individuando per tempo quali subiranno stress climatici e quali invece potranno subentrare, a seconda dello scenario climatico a cui andremo incontro.

Questi studi consentono anche di identificare quali specie è più importante preservare, quale sia l’intensità di prelievo di legno compatibile con la ricrescita del bosco, come e dove sia possibile favorire una rinnovazione spontanea delle specie più importanti a livello ambientale, e come e dove pianificare interventi strategici per aumentare la biodiversità. Lo studio in corso fornirà quindi al Parco agricolo sud Milano delle linee guida per pianificare interventi di miglioramento dell’ecosistema in un’ottica di medio e lungo termine e assicurare la compatibilità dei prelievi legnosi con la conservazione degli stock di carbonio e della biodiversità. “Grazie ai rilievi che stiamo effettuando avremo una comprensione approfondita dell’attuale configurazione dei diversi habitat che popolano il parco” afferma Galimberti. “Anche quegli alberelli che vediamo qua e là nelle periferie di Milano possono diventare uno strumento chiave per la lotta al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità”.

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