Smart working

Con l’arrivo della pandemia, le normali regole per il lavoro agile sono state semplificate. Ad oggi, per attivare le proprie imprese allo smart working è necessario solo un atto unilaterale dell’impresa. La scadenza per queste semplificazioni, però, è fissata per il 30 aprile e si rischia quindi una pesantezza burocratica che le aziende non possono permettersi. Il Governo però rassicura: si sta lavorando a una proroga.

Smart working in numeri

Grazie alle stime raccolte dall’Osservatorio del Politecnico di Milano e da Randstad Research, possiamo tracciare una fotografia chiara dello smart working in Italia, che oggi interessa una platea di avoratori che va dai 3 ai 5 milioni. Dopo averne discusso i pro e i contro e dopo aver appreso come il 54% delle imprese intende mantenere lo smart working anche dopo la pandemia, non sorprende l’ansia di sapere se le norme semplificate verranno prorogate.

Le parole di Tiziana Nisini

Secondo la sottosegretaria del Lavoro, un mantenimento delle norme semplificate è indispensabile, come riporta ilSole24Ore

«In questa fase delicata dobbiamo pensare alla sicurezza dei lavoratori e anche a non appesantire le aziende con adempimenti burocratici complessi – ha spiegato la sottosegretaria Nisini -. Per questo, sono favorevole a un utilizzo flessibile del lavoro agile, come quello attuale, almeno fino a quando l’emergenza sanitaria non sarà sotto controllo».

Secondo la Nisini, se e quando arriverà la proroga, questa sarà valida almeno fino al 30 settembre.

Un desiderio che parte dalle imprese

Il covid ha causato l’ansia da ritorno in ufficio. Ma il lavoro agile, oltre ad essere richiesto dai lavoratori, è anche preferito dalle imprese. La pandemia ha sì spinto a un aggiornamento forzato, ma ha anche avvicinato le piccole imprese a una tipologia di lavoro prima impensabile. La proroga consentirebbe un consolidamento dell’utilizzo dello smart working nelle Pmi, migliorandone l’organizzazione e permettendo di raccogliere ancora più dati sul suo impiego nel mondo oltre la pandemia. È indubbio, comunque, che la vita lavorativa è destinata a cambiare per sempre.

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