Una quantità di plastica nell’oceano Atlantico che supera oltremodo l’immaginario comune: è quanto rilevato al seguito di una ricerca condotta dal gruppo di scienziati coordinati da Richard Lampitt e Katsiaryna Pabortsava dell’istituto britannico National Oceanography Center – NOC – e pubblicati sulla rivista Nature Communications.

Sovrabbondanza di microplastiche in superficie

Dallo studio emerge un dato preoccupante relativamente allo strato superficiale delle acque oceaniche, che conseguenzialmente fa riflettere sullo stato di inquinamento complessivo.

“La massa combinata delle sole tre plastiche più disseminate – polietilene, polipropilene e polistirene – di classe di dimensioni 32-651 micron sospese nei primi 200 metri dell’oceano è compresa tra  11,6 e 21,1 milioni di tonnellate”. È la prima costatazione alla quale approda la ricerca.

“Considerando che le plastiche di altre dimensioni e di tipi di polimeri si troveranno nell’oceano profondo e nei sedimenti – è l’inevitabile considerazione degli studiosi – i nostri risultati indicano che gli stock di plastica oceanica sono molto più alti di quanto determinato in precedenza”.

Un problema enorme

Se, come stimato dagli scienziati del britannico National Oceanography Center, la presenza nell’oceano Atlantico di plastiche soltanto in superficie si attesta tra gli 11 ed i 21 milioni di tonnellate, la concentrazione complessiva di plastiche sfiorerebbe i 200 milioni di tonnellate: un quadro di gran lunga peggiore rispetto ad una stima precedente che riportava un intervallo tra 17 e 47 milioni di tonnellate di plastiche accatastate nell’oceano tra il 1950 ed il 2015.

Pertanto, l’appello di Katsiaryna Pabortsava: “La società è molto preoccupata per la plastica, per la salute degli oceani e per la salute umana. Dobbiamo rispondere a domande fondamentali sugli effetti di questa plastica e se danneggia la salute degli oceani”.

Foto di Brian Yurasits; fonte unsplash.com

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