Completamente sparita dagli intermezzi pubblicitari e dai discorsi politici, che tanto avevano resistito (ma non abbastanza) a decantarne l’utilità e l’importanza, l’app Immuni è caduta ufficialmente nel dimenticatoio. Sono pochi i download (poco più di 10milioni) pochi i positivi che lo hanno segnalato all’app (circa 11mila) e appena 88.217 le notifiche inviate. Ma Immuni, diversamente da quel che si potrebbe pensare, è ancora attiva e può essere ancora scaricata.

Cosa cambia

Già, perché oltre ad essere ancora attiva, l’app porta con sé importanti novità. In primo luogo non è più Bending Spoons, l’azienda che l’ha lanciata, a gestirla bensì il ministero dell’Economia Sogei che si avvale del coordinamento del dipartimento per la Trasformazione digitale, con il resto delle competenze (e dei dati) affidati al Ministero della Salute). Con un importante aggiornamento, chi risulterà positivo potrà in autonomia sbloccare le notifiche senza dover perdere tempo alla ricerca di una figura, dal medico di famiglia a un addetto ASL incaricato, che sappia cosa fare. Con il via libera del Garante della Privacy, poi, dovrebbe essere possibile inserire autonomamente la positività.

Cosa accadrà

Con queste novità, che renderebbero l’app e i suoi processi meno ostici, c’è solo un ultimo punto che rimane in sospeso: l’eredità di Immuni verrà ben sfruttata da Draghi e dal suo ministro per la transizione tecnologica Vittorio Colao? Proprio quest’ultimo, in un intervista su Corriere della Sera datato 25 marzo 2020, aveva affermato che “disporre di informazioni sulla localizzazione di contagiati, esser in grado informare la popolazione sul livello di rischio, tracciare e testare i contatti sociali per fare quarantene selettive e non di massa, assicurarsi che i nuovi focolai vengano contenuti impedendo la circolazione a popolazioni ristrette, scoraggiare i movimenti in aree ad alto rischio».

Questo usando “i dati delle reti mobili in congiunzione a una app dedicata con Gps (Immuni, alla fine, ha preferito il Bluetooth)” Un mese dopo, Colao aveva aggiunto: “potrà servire se arriva in fretta, e se la scarica la grande maggioranza degli italiani. È importante lanciarla entro la fine di maggio; se quest’estate l’avremo tutti o quasi, bene; altrimenti servirà a poco”.

Sappiamo com’è andata: l’app è servita (veramente) a poco. Ma dove ha avuto il miglior utilizzo, come nel Regno Unito, ha aiutato a prevenire circa 600mila nuovi contagi. Ora Colao ha tutte le facoltà di poter intervenire direttamente su Immuni, sul suo operato e sulla sua riuscita.

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