“Come può scoppiare un nuovo incendio nonostante la presenza di tutti i servizi di sicurezza e giudiziari sulla scena del crimine del porto di Beirut? Resto sospetto su cosa stia accadendo lì sotto un sistema di negligenza, corruzione e stupidità a tutti i livelli. Chiediamo alle Nazioni Unite di rimettere nelle proprie mani le investigazioni, specialmente dopo l’incendio di oggi”.

In realtà se lo staranno chiedendo un po’ tutti: all’interno dell’area dalla quale circa un mese fa – agosto 2020 – si è espansa un’onda d’urto al seguito di un’esplosione – dalla natura e dalla matrice ancora ignote – che ha sconquassato la capitale del paese medio-orientale – 192 vittime accertate ed oltre 6500 feriti –, come mai ancora oggi si assiste ad un nuovo drammatico incendio.

Pertanto le parole del leader del Partita Falangista Libanese di orientamento cristiano-conservatore si perdono nello sconcerto generale negli infiniti discorsi su di luogo che presumibilmente si credeva erroneamente essere stato passato al setaccio.

La parola al direttore del porto

Il direttore del porto di Beirut Bassem al-Kaissi – come riportato dalla fonte locale de L’Orient-Le Jour – avrebbe confermato che l’origine del nuovo incendio sarebbe stata determinata da barili d’olio stipati nell’area dell’ex duty-free portuale. Dai barili, surriscaldatisi forse per il troppo calore, il fuoco avrebbe investito degli pneumatici stoccati.

Adesso subito “un’indagine nell’indagine”

Dinanzi alla propagazione di nuove fiamme, lo avrebbe chiesto l’ex ministro della Difesa Marie-Claude Najm al procuratore generale della corte di Cassazione Ghassan Oueidate di procedere con una nuova indagine “immediata ed approfondita”. Ed a sua volta il giudice avrebbe predisposto un’indagine rogatoria nei confronti di istituzioni dell’intelligence e della sicurezza nazionale, autorità delle Dogane e dei Vigili del fuoco.

Lo stato dei lavori

Dopo le esplosioni che ad agosto hanno restituito ai Libanesi una capitale profondamente deturpata, al momento ammontano a 25 gli arresti di prim’ordine, tra i quali spiccano l’ex direttore del porto Hassan Koraytem, il direttore delle dogane Badri Daher e quello dei trasporti terrestri e marittimi, Abdel Hafiz Al-Kaissi. Ma nulla è ancora chiarito e le indagini proseguono per acclarare la verità.

Fonte foto profilo Facebook Samy Gemayel, politico libanese

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