mansplaining

Ci abbiamo già riflettuto insieme per quanto riguarda i termini misgendering e deadnaming. La vita della società cambia, cambia il nostro modo di stare insieme. E le nostre “antenne” diventano sensibili ad alcune situazioni vissute alle quali in precedenza, magari, non davamo importanza. E allora cerchiamo innanzitutto di assegnare a tali vissuti un “nome”.

Il lento, ma inesorabile cammino da un mondo “patriarcale” in direzione di una convivenza civile fondata sulla parità di genere, prosegue anche con il “riconoscimento” (potremmo dire lo “smascheramento”) di alcuni episodi sociali ripetuti che infliggono delle ferite a quello che dovrebbe (deve) essere il normale percorso di autostima e di conquista dell’orgoglio di sé, da parte di ogni donna. È degli ultimissimi giorni uno scontro, sui social, tra la modella e influencer Giorgia Soleri – nota anche per essere la compagna del cantante Damiano dei Maneskin – ed un utente di Instagram, il quale ha criticato Giorgia per la sua scelta di non depilarsi le sopracciglia. Ecco, questo è un esempio di ciò che si chiama mansplaining

Etimologia e senso del mansplaining 

Il termine è l’unione del sostantivo man – “uomo” – e del gerundio del verbo to explain, che vuol dire “spiegare”. “Maschio che vuole spiegare”, potremmo tradurre. Nel caso della querelle tra la Soleri ed il follower, ciò che è accaduto si può interpretare così: un uomo intende “indicare” ad una donna come gestire il proprio corpo. Perché ritiene che con le sopracciglia folte non sia carina (opinione comunque personale)? Vuole quasi essere un amichevole consiglio? Potrebbe anche darsi, ma il follower – nel mondo di Instagram – non è un amico. Dunque non ha diritto di sindacare sul modo di trattare e curare le parti del proprio corpo da parte della donna che posta le foto, come se fosse un dovere femminile “presentarsi” secondo uno standard estetico “gradito” all’uomo. Attenzione: “mansplaining” è una parola molto “delicata”, e bisogna saper quando usarla, anche per non trasformarla in un’arma per evitare i contraddittori.

Il catcalling

Del catcalling tratta anche l’Accademia della Crusca, sul suo sito web. Il catcalling è definito così: “molestia sessuale, prevalentemente verbale, che avviene in strada”. Riteniamo difficile ottenere una “traduzione” più efficace. Abbiamo tutti presenti quegli episodi in cui uno o più uomini, al passaggio di una ragazza, si lanciano in commenti pesanti a sfondo sessuale, facendo sentire la vittima esposta, e spesso spaventandola non poco. Il sostantivo catcall, utilizzato nel Settecento per indicare l’atto di fischiare gli artisti a teatro, sta a significare originariamente il “verso che i gatti fanno di notte”. E’ quindi davvero adatto, soprattutto per i fischi, ripetuti e accompagnati da commenti volgari, che costituiscono l’azione del catcaller. Dobbiamo considerare non banale la considerazione che strombazzate d’auto – magari lungo strade deserte -,  domande invadenti, possano essere davvero traumatizzanti per la vittima, fino a causare la scelta di cambiare abbigliamento, o di non percorrere più certe strade. 

 

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