La parola della settimana

2 + 2 non fa sempre 4! Probabilmente i matematici puri non potranno fare a meno di dissentire, eppure la parola della settimana, Olismo, ci permetterà di calarci entro una pluralità di dimensioni nelle quali le proprietà di un sistema, sia esso fisico o astratto, non possono essere spiegate semplicemente attraverso la sommatoria delle sue singole componenti. La lettura delle sue parti, dunque, non è in grado di restituire la complessità dell’unità di partenza, come se la collaborazione degli elementi, prima considerati individualmente, innalzasse ora ontologicamente l’oggetto stesso in esame. Se si osservano e studiano gli esseri viventi da questo punto di vista, quindi, questi non possono essere ridotti ad un insieme di parti reciprocamente unite, ma sempre come l’esito di una complessa unità-totalità superiore, che potenzia l’aggregato e lo eleva ad un livello funzionale più alto.

Sebbene Jan Smuts, politico, intellettuale e filosofo sudafricano abbia coniato la parola circa un secolo fa, il termine, e con esso il suo significato, hanno avuto larghissima fortuna in un ventaglio molto ampio di studi. Nel campo delle scienze umane, ad esempio, l’olismo interviene in tutte quelle concezioni secondo cui l’oggetto stesso delle scienze sociali non sarebbero gli individui e le azioni considerati nella propria individualità, ma le strutture più ampie di appartenenza. In medicina, invece, l’unità psicofisica dell’individuo cerca di indagare le complesse relazioni tra mente e corpo: il benessere complessivo dell’individuo, se osservato da quest’ottica, non dipenderebbe più semplicemente da uno stato in cui la malattia risulta assente, ma da un’interazione benefica tra mente, società e ambiente.

E ancora, in epistemologia si fa riferimento all’olismo ogniqualvolta si reputi un’ipotesi scientifica come dipendente da tutta la teoria di appartenenza, il che comporta che la verifica empirica non può che interessare la teoria nella propria complessità. In ambito semantico, infine, l’olismo considera il significato di un enunciato non determinabile in maniera inequivocabile nel caso in cui lo si consideri in modo isolata dal contesto di appartenenza. Solo una visione d’insieme più ampia, che consideri anche i legami che l’enunciato ha stabilito con il resto del linguaggio, può fornire effettivamente la possibilità di chiarire il suo significato nella modalità più veritiera possibile.

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