monopattini

A parlare con questi ragazzi ti senti ringiovanire di vent’anni. Capelli un po’ colorati, linguaggio sciolto spesso condito da termini presi da un inglese fluente (bravi!), e soprattutto i muscoli del viso e gli occhi che ti parlano di leggerezza. La stessa che caratterizza il loro sfrecciare sui monopattini “condivisi” che trovano agevolmente in tanti punti della città, e che li conducono ovunque, senza la paura di restare la sera tardi senza un “passaggio” di un amico, e di dover magari ricorrere ad autobus notturni, spesso nè frequenti nè tanto frequentati.

Siamo a Napoli. Lei è del Vomero, ma lavora in un locale al Centro Storico che chiude all’una nei giorni feriali e alle due-tre di notte quando c’è più movida. No so se abbia la patente, ma credo di no. Non la ho mai sentita parlare di macchine o di viaggi, né dire “devo andare a prendere un’amica”, ad esempio… So che si muove su uno di queste decine e decine di monopattini che si trovano “distesi” per terra, quasi gettati lì, di fretta, invece di appoggiarli al muro, da parte dell’ultimo fruitore.

Sono spesso un po’ sporchi, danno l’idea di un oggetto senza valore ed al quale non si fa neanche caso, passando. Eppure a lei, a questa ragazza vomerese (e a tanti!) cambiano la vita. Basta il proprio cellulare, un codice, una card, e si sa che si potrà tornare a casa, dovunque ci si è dovuti recare. E le ore trascorrono tranquille.

Le faccio una domanda per me seria, ma per lei, che non batte ciglio, forse un po’ stupida, come tante domande che facciamo noi adulti agli adolescenti o ai ventenni: «e se non ne trovi nessuno, né qui né a piazza del Gesù, dove lo prendi ogni sera?». Mi guarda e fa, come se ci pensasse per la prima volta, divertita: «Ah…vado avanti. Prima o poi uno ce ne sta. Ah! A Monteoliveto… lì è sempre pieno, là sicuro lo trovo». È bellissimo guardare negli occhi il luccicare sereno del futuro.

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