Lungo tutto l’arco del 2020 se ne è parlato tantissimo, e il termine “MES Sanitario” è diventato uno dei punti focali del dibattito politico. E’ la leva per risollevare l’economia europea afflitta dal Coronavirus o uno strumento della classe dirigente per imporre l’austerity? È una linea di credito necessaria per la riorganizzazione del sistema sanitario messo in ginocchio dal virus o è il punto di partenza della strada che porterà l’Italia a fare la fine della Grecia? Negli ultimi mesi, il dibattito politico in Italia si è concentrato sul cosiddetto MES, o “Meccanismo Europeo di Stabilità”, ma nel tempo è diventato l’oggetto del contendere di due prospettive europee opposte.

Una precisazione

A questo proposito, la prima cosa da specificare è che quando parliamo di MES ci riferiamo a due ambiti diversi, anche se legati alla stessa organizzazione: il primo prevede una riforma volta a modificare parzialmente le funzioni del Meccanismo Europeo di Stabilità, il secondo è invece un focus sul cosiddetto Pandemic Crisis Support, il piano della Commissione Europea per ridurre l’impatto della pandemia fornendo prestiti da investire nella sanità. Qui analizzeremo solo il secondo argomento del dibattito, il cosiddetto MES “sanitario”.

Il MES

Il MES (conosciuto anche come Fondo salva-stati) è un’organizzazione intergovernativa permanente creata nel 2012 per fornire assistenza finanziaria ai paesi dell’Eurozona in difficoltà. Ciò può accadere per una serie di ragioni (dalle crisi di liquidità alle difficoltà nel trovare denaro sui mercati fino al caso estremo di rischi di fallimento legati al debito pubblico). Il MES, quindi, deve fondamentalmente garantire la stabilità di quell’area costituita da tutti gli Stati che hanno adottato l’euro come moneta, prestando denaro quando nessun altro è disposto a farlo o lo farebbe a costi insostenibili. L’organizzazione può utilizzare una varietà di strumenti per aiutare gli Stati membri, ma ogni strumento può essere concesso a condizioni specifiche.

Il caso della Grecia

Il caso più famoso di Paese che ha fatto ricorso all’assistenza del MES è la Grecia, che nel 2015 ha firmato un Memorandum d’Intesa con la Commissione Europea, chiedendo un prestito di 86 miliardi di euro. Con questo memorandum, la Grecia si è formalmente impegnata ad attuare una serie di dure riforme volte a ripristinare l’economia nazionale. Ad oggi una parte della politica considera ancora il caso greco come un esempio negativo dell’attuazione delle politiche di austerity all’interno dei confini europei.

Il Pandemic Crisis Support

L’8 maggio scorso, la Commissione Europea ha dotato il MES di un’altra arma: il Pandemic Crisis Support, che può emettere un prestito fino al 2% del PIL di un Paese, richiesto per spese sanitarie. E’ il MES sanitario, che per l’Italia si aggira intorno ai 36 miliardi di euro, ma che ha subito diviso la politica del belpaese tra chi ne vorrebbe usufruire e chi, invece, lo considera una trappola.

Gli oppositori

La posizione dell’on. Giorgia Meloni riassume il pensiero di quanti si oppongono all’utilizzo del Pandemic crisis support, definendo il MES una «fregatura rifiutata da tutti gli Stati Europei» perché reso inutile dal Recovery Fund e che potrebbe condurre al «commissariamento dell’Italia, con annessa cura greca». L’on. Meloni, in particolare, sottolinea la presenza di condizionalità (le famose “richieste” che la Commissione Europea pone come condizione necessaria ad aprire la linea di credito), perché «curiosamente su questo il trattato non viene modificato».

I sostenitori

Uno dei principali sostenitori del MES sanitario, invece, è il ministro dell’economia Roberto Gualtieri, che, tra l’altro, ha partecipato anche alla negoziazione di questa linea di credito in sede europea. Secondo Gualtieri «il MES ha condizionalità addirittura inferiori a quelle del Recovery Fund» e converrebbe perché è un «prestito a tasso zero e dunque a un tasso inferiore rispetto a quello applicato dai mercati, con la sola condizionalità di usarlo per spese sanitarie».

I pro

Innanzitutto, bisogna considerare che nel 2018 la spesa sanitaria italiana è stata di circa 123 miliardi (l’8,8 per cento del Pil, oltre 2.000 euro a persona) mentre dei 209 miliardi previsti dal Recovery Fund, il nostro Paese ha deciso di utilizzarne appena 16 per la sanità. Come ha spiegato Gualtieri, la liquidità del MES si tradurrebbe in un risparmio sugli interessi di circa 5 miliardi di euro in 10 anni, anche se questa cifra è sensibile a variazioni dovute all’oscillazione dei tassi d’interesse.

Affidabilità

Uno degli argomenti preferiti dai sostenitori del MES riguarda l’affidabilità dello strumento finanziario: una garanzia per raccogliere ulteriori soldi sui mercati a tassi favorevoli. Fare ricorso al MES, insomma, innescherebbe un meccanismo virtuoso che potrebbe portare a ulteriori risparmi sul lungo termine.

Si tratta quindi di un risparmio che potrebbe portare ad altro risparmio. Ma come la mettiamo con le tanto discusse condizionalità? Sebbene queste siano presenti sia nel Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea che in quello istitutivo del MES, chi sostiene il MES pensa che queste non sarebbero applicate nel caso di richiesta del Pandemic crisis support. Tale convinzione non è giustificata dal riferimento ai trattati, ma potrebbe esserlo nei fatti, dal momento che rassicurazioni in tal senso sono arrivate dall’Eurogruppo, dal MES e dalla Commissione europea tramite una lettera firmata dal vice-presidente Valdis Dombrovskis e dal Commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni.

Rassicurazioni

Per rafforzare quello che appariva come un semplice impegno scritto privo di valore legale, nello scorso giugno la Commissione Europea ha approvato un regolamento delegato in cui specifica che una eventuale sorveglianza rafforzata per i Paesi richiedenti riguarderebbe solo l’utilizzo dei fondi messi a disposizione dal MES sanitario e non (come in condizioni normali) tutti gli indicatori e dati macroeconomici, in linea quindi con le dichiarazioni di Gualtieri.

Come spiega l’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, non sarebbe la prima volta che il MES attiva una linea di credito senza porre condizioni: era già accaduto nel 2012, con la Spagna, e quel caso varrebbe oggi come precedente nell’ipotesi di ricorso alla Corte di Giustizia.

I contro

Uno degli argomenti comunemente utilizzati contro il ricorso al MES sanitario è proprio quello delle condizionalità. Secondo i detrattori, senza una reale modifica dei trattati il Pandemic crisis support potrebbe trasformarsi in una trappola, che la Commissione Europea potrebbe sfruttare per controllare da vicino i nostri conti pubblici. Il rischio, sottolineato soprattutto dalle destre italiane ma non solo, è quello di una perdita parziale di sovranità.

Gli altri Paesi

Questo sospetto è amplificato da un dato: i governi di Spagna, Portogallo, Grecia e Francia hanno per il momento fatto intendere di voler escludere un ricorso al MES sanitario. Se prendere soldi (prestati) del MES è così utile e vantaggioso, perché le nazioni più esposte insieme all’Italia come Grecia, Portogallo, Spagna e Francia dicono no al MES?

Possibile reazione dei mercati

Le tiepide reazioni degli Stati membri di fronte al nuovo strumento del MES potrebbero però avere una ragione più profonda, spesso citata tra i motivi per non farvi ricorso: la reazione dei mercati. Secondo alcuni accademici, l’idea di utilizzare il MES potrebbe essere interpretata come un segnale negativo dai mercati finanziari, che vedrebbero l’Italia come un Paese in difficoltà. Una dinamica che nel medio termine potrebbe portare ad un aumento dello spread e di conseguenza a interessi più alti sul debito pubblico.

Il Recovery Fund

L’ultima preoccupazione degli oppositori del MES sanitario riguarda le condizioni in cui questo è stato pensato, che sembrano non fotografare più la realtà attuale. Da maggio (quando lo strumento è stato approvato) a oggi, la Commissione Europea ha infatti raggiunto un accordo su Next Generation Eu – il cosiddetto Recovery Fund – che mette sul piatto una linea di credito molto più ingente (127 miliardi di prestiti, per la sola Italia) e 81,4 miliardi di sussidi. È migliorato inoltre il rendimento dei titoli di Stato italiani e ciò si traduce in un minor costo per finanziarsi sui mercati. I tassi di interesse offerti dal MES sono naturalmente inferiori, ma qualcuno inizia a chiedersi se a questo punto il gioco valga la candela.

Conclusioni

Sul cosiddetto MES sanitario si affrontano due idee di Europa per certi versi opposte: da una parte c’è la frangia più scettica – per motivi ideologici o in seguito all’austerity affrontata dalla Grecia dopo la crisi del 2008 – dall’altra quella più entusiasta, che non teme di affidarsi al nuovo strumento in dotazione al MES come un’opportunità da non perdere per rilanciare la sanità italiana, che ne ha chiaramente bisogno.

Sotto questo punto di vista, il dibattito sul MES sanitario è certamente molto politicizzato e in ultima analisi tutto si riduce a una scelta – credere o non credere alle buone intenzioni della Commissione Europea – su cui abbiamo davvero pochi dati. Più interessante è invece il dibattito economico, perché il ricorso o il mancato ricorso al MES si traduce in conseguenze reali, non sempre totalmente prevedibili, ma che hanno a che fare con il futuro dei conti italiani.

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