Il Regno Unito dice stop all’uso dei filtri bellezza nelle storie Instagram di influencer e marchi beauty. Secondo la Advertising Standard Authority (ASD), ente britannico per il controllo delle pubblicità, alcuni dei filtri bellezza forniti da Instagram sarebbero complici di pubblicità ingannevoli, soprattutto nei casi in cui si promuovano dei cosmetici.

“Solo” influencer e marchi beauty

Stando a quanto riportato dai maggiori quotidiani internazionali, la misura di interdire i filtri per pelle perfetta non riguarderà gli utenti privati, ma solamente gli influencer e le pagine social di marchi beauty, specializzati nella promozione di prodotti per il make-up e la cura della pelle in generale. I filtri in questione produrrebbero pubblicità ingannevole per i consumatori. In caso di violazioni di tali indicazioni, l’agenzia ha avvertito che i marchi coinvolti saranno sanzionati severamente.

Sasha Pallari

L’iniziativa di bandire i filtri ingannevoli dal social network fotografico per eccellenza non è stata lanciata dall’autorità per la pubblicità, bensì è partita da un utente privato. La giovane make up artist e modella britannica Sasha Pallari, a fine 2020, ha lanciato l’hashtag #filterdrop, trasformatosi in breve tempo in una campagna di sensibilizzazione per aiutare gli utenti a distinguere contenuti veri da contenuti “falsi”. Stanca di alcune influencer che applicano abitualmente così tanti filtri sulla pelle, oltre al trucco, per cancellare pori e brufoli e sublimare una texture degna di Biancaneve, la Pallari ha alzato la voce per denunciare questi eccessi postando in prima persona scatti del suo volto senza nessuna modifica.

Le prime sanzioni

Pallari ha lanciato, così, un avvertimento a tutti gli utenti di Instagram, indicando direttamente gli influencer e i marchi che usano filtri per ingannare i propri follower. Dopo 6 mesi dalla denuncia della make up artist, anche l’Asa ha preso provvedimenti in merito. Le prime sanzioni hanno riguardato due storie di influencer per i marchi Skinny Tan Ltd e Tanologist. In entrambi i casi, l’abuso proveniva dall’uso del filtro Perfect Tan, che, oltre all’abbronzatura, fornisce un effetto aerografo. In uno dei post di denuncia, la Pallari ha ironicamente puntualizzato:

“I contenuti filtrati non devono essere utilizzati per il vostro profitto. Ps: se non siete abbastanza sicuri di voi per mostrare la vostra pelle nuda online mentre guadagnate dalle vostre pubblicità, va bene ed è perfettamente comprensibile, vendete una bicicletta piuttosto”.

Basta alimentare insicurezze

Da tempo si parla di mostrare contenuti più veri su Instagram, ma sono ben pochi i casi in cui influencer di livello si mostrino ai loro follower in condizioni “normali”: senza filtri, luci in stile studio di “Pomeriggio 5” o trucchi vari. Parallelamente a questa “lotta per il vero”, i filtri disponibili nelle storie sono sempre più realistici grazie alla realtà aumentata.

Tutto ciò, non fa altro che alimentare l’insicurezza di molti degli utenti che, vedendo questi contenuti privi di imperfezioni, li adottano come modelli da imitare. Attualmente, in Italia, non abbiamo una normativa in merito, chissà se anche noi faremo questo salto etico. Nel frattempo è auspicabile una maggiore consapevolezza, soprattutto nei giovanissimi, del fatto che non tutte le foto o i video con pelli perfette sono veritieri, tanto su Instagram quanto su altri social network.

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