L’iscrizione della Via Appia Antica alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO
Nel corso della 46a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale la Via Appia Antica è entrata ufficialmente nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, garantendo all’Italia il primato assoluto nella classifica degli Stati detentori di siti iscritti alla prestigiosa lista. Con l’inserimento della Via Appia nella Lista, infatti, il nostro Paese può ora vantare ben 60 siti UNESCO, superando anche la Cina, ferma a 59. Seguono poi Germania, Francia e Spagna rispettivamente con 54, 53 e 50 patrimoni e, in sesta posizione, l’India con 43 siti.
Le origini della Via Appia Antica
L’origine della Via Appia, come il nome stesso rievoca, è riconducibile al censore Appio Claudio, che ne determinò il tracciato nel 312 a.C. per esigenze militari. Con lo scopo di collegare Roma a Capua, la strada fu poi ampliata fino a raggiungere la città di Brindisi. Il suo tracciato, tuttavia, fu esteso nel corso dei secoli, e per tale ragione il sito include la variante al piano originario, realizzata per volontà di Traiano nel 109 d.C.. La Via Appia fu la prima tra le grandi arterie stradali pubbliche ad essere realizzate oltre il perimetro dell’Antica Roma e il suo ruolo fu da subito determinante nell’instaurazione di legami commerciali e scambi culturali proficui tra aree dello Stato un tempo non collegate. La strada, inoltre, fu resa pubblica grazie ad una poderosa operazione di espropriazione dei terreni attraversati dal tracciato stradale e dalle opere collaterali necessarie al suo funzionamento e realizzazione.
Un’infrastruttura complessa
Il sito, infatti, non si limita solo alla sede stradale, ma è esteso ad un ampio numero di opere funzionali alla viabilità dell’epoca, databili ad un arco temporale che procede dal 312 a.C., anno di inizio dei lavori di realizzazione, fino al IV secolo d.C.. Questo vasto repertorio di manufatti comprende sia opere ingegneristiche necessarie alla costruzione della Via Appia stessa sia monumenti funebri, porti, approdi, elementi scultorei, epigrafi, infrastrutture di servizio e centuriazioni. Si tratta in tutti i casi di testimonianze della storia plurisecolare del sito, che dimostrano un uso pressoché ininterrotto di un tracciato viario in cui da millenni la memoria si posa sedimentandosi.












































