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Oltre cento famiglie in attesa di risposte

La vicenda della Sonrisa continua a far discutere, ma questa volta al centro dell’attenzione non ci sono sentenze e ricorsi. A scendere in campo sono i lavoratori dello storico complesso di Sant’Antonio Abate, conosciuto in tutta Italia come il Castello delle Cerimonie. Dipendenti, collaboratori e personale stagionale hanno organizzato una manifestazione davanti ai cancelli della struttura per chiedere tutele e garanzie occupazionali dopo la chiusura delle attività. La mobilitazione nasce dalla preoccupazione di oltre cento famiglie che vedono sempre più incerto il proprio futuro lavorativo.

La chiusura dopo le decisioni della giustizia

La protesta arriva dopo gli ultimi sviluppi giudiziari che hanno coinvolto il Grand Hotel La Sonrisa. Il Consiglio di Stato ha infatti confermato la revoca delle licenze alberghiere e di ristorazione, ritenendo legittimi i provvedimenti adottati dal Comune di Sant’Antonio Abate in seguito alla confisca della struttura per la nota vicenda urbanistica. Una decisione che ha di fatto bloccato le attività ricettive e gli eventi che per decenni hanno rappresentato il cuore economico del complesso.

«Non spegnete i riflettori»

Lo slogan scelto dai lavoratori sintetizza il sentimento di chi teme di essere dimenticato. Per anni la Sonrisa ha rappresentato una fonte di occupazione per camerieri, cuochi, addetti all’accoglienza, tecnici e professionisti del settore eventi. Oggi molti di loro chiedono alle istituzioni di individuare soluzioni che possano salvaguardare l’occupazione e valorizzare una struttura che ha contribuito alla promozione del territorio campano.

Il futuro del Castello delle Cerimonie

Resta aperto il dibattito sulla destinazione futura dell’immobile. Tra le ipotesi si parla di una nuova gestione pubblica o privata attraverso bandi e progetti di riconversione. Nel frattempo, i dipendenti chiedono che ogni decisione tenga conto dell’impatto sociale della vicenda. Per loro, il Castello delle Cerimonie non è soltanto un simbolo televisivo, ma soprattutto un luogo di lavoro che ha garantito reddito e stabilità a centinaia di persone nel corso degli anni.

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