C’è chi già teme un vero e proprio disastro economico, con conseguenze nefaste per il nord-ovest italiano (calo del PIL del 5,4%), in particolare per la Valle d’Aosta (-9.8% del PIL), ed un impatto negativo sull’intero sistema logistico e sul comparto del turismo. Stiamo parlando della chiusura al traffico del traforo del Monte Bianco per circa quattro mesi (dal 4 settembre al 18 dicembre) per lavori di rifacimento del tunnel e che, inizialmente, riguarderanno due parti della volta di 300 metri ciascuna, con l’installazione di un nuovo sistema di drenaggio delle acque e di elementi prefabbricati resistenti al fuoco, oltre alla sostituzione dell’illuminazione e dei ventilatori appesi in galleria. Il “problema”, se ciò non bastasse, è che per il risanamento dell’intero tunnel (11.600 metri di lunghezza) inaugurato nel 1965 occorreranno una serie di interventi che si protrarranno (se tutto andrà bene) almeno fino al 2040!

In un Paese in cui oltre l’80% delle merce si muove su gomma, questa chiusura (unita alle interruzioni delle linee ferroviarie del Brennero e del Frejus ed alle già note difficoltà del Gottardo) mette a rischio l’interscambio con i mercati esteri: da qui passano infatti 4.600 camion al giorno e sarebbe superfluo rimarcare i danni sulle consegne delle merci. Per non parlare del settore turistico. “Anche solo l’ipotesi di un avvio della prossima stagione turistica invernale con il tunnel del Monte Bianco chiuso sarebbe un vero e proprio disastro”, sottolinea Luigi Fosson, presidente di Federalberghi, sottolineando il rischio che tra il 30% e il 40% delle strutture ricettive presenti nei territori di Aosta e Courmayeur possano risentire delle conseguenze della chiusura. Stessa musica anche sul versante alimentare, con Coldiretti che ricorda come quasi i due terzi delle esportazioni agroalimentari verso i Paesi dell’Unione Europea avvengono attraverso i valichi alpini. A rischio, in questo caso, soprattutto le merci deperibili: dalla frutta alla verdura, dai formaggi ai prosciutti.

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