Biennale di Venezia 2022
©wildcat78/123RF.COM

La Biennale di Venezia 2022 penetra e penetrerà davvero come un coltello nello stomaco di coloro che la seguiranno da lontano e di coloro che la visiteranno. Il “focus” di quest’edizione è, potremmo dire, la quotidiana – e violenta insieme – commistione di umano e di tecnologico che caratterizza i nostri giorni. Il titolo, splendido, è “Il Latte dei Sogni”.

Non è un caso che la 59sima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia abbia una Curatrice, una donna: la dottoressa Cecilia Alemani. Ella dichiara: «Il latte dei sogni aspira ad essere una Mostra ottimista, che celebra l’arte e la sua capacità di creare cosmologie alternative e nuove condizioni di esistenza». E’ un concetto che l’arte, in tutte le sue forme – ma specialmente la figurativa – ha dovuto inglobare per poi partorirlo nei propri “prodotti”. La vita dell’uomo sulla Terra è ormai troppo co-involta nel cammino inarrestabile della scienza e della tecnica. Il nostro stesso corpo è ormai, in un certo senso, costituito e ri-costituito ogni giorno dai contatti continui con ciò che non è carne o “natura originaria”, ma puro manufatto tecnologico e digitale. Il nostro mondo si dibatte continuamente tra i cinque sensi e i sensi dilatati infinitamente dagli strumenti che ci portano incredibilmente lontano da qui ed incredibilmente dentro gli oggetti che abbiamo intorno. I nostri confini sensoriali sono così lacerati, ma non è detto che ciò sia una ferita, come sottolineava la Alemani.

L’origine del titolo della Biennale di Venezia 2022

Dichiara Cecilia Alemani: «La mostra Il latte dei sogni prende il titolo da un libro di favole di Eleonora Carrington (1917-2011), in cui l’artista surrealista descrive un mondo magico nel quale la vita viene costantemente reinventata (corsivo nostro) attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale è concesso (corsivo nostro) cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé. E’ un universo libero e pieno di infinite possibilità (…). A chi le chiedesse quando fosse nata, Carrington rispondeva che era stata generata dall’incontro tra sua madre e una macchina, in una bizzarra comunione di umano, animale e meccanico che contraddistingue molte delle sue opere». Questa commistione tra l’umano e il meccanico, come si intuisce, porta con sé venti freddi d’angoscia ma anche un arioso sguardo leggero sulle possibilità infinite che si aprono davanti a noi, e che a noi, in fin dei conti, spetta gestire.

Le domande aperte

Prosegue la Alemani, nella sua esaustiva e stimolante presentazione della Biennale di Venezia 2022: «La mostra nasce dalle numerose conversazioni intercorse con molte artiste e artisti in questi mesi. […] Sono emerse molte domande che evocano non solo questo preciso momento storico in cui la sopravvivenza dell’umanità è minacciata, ma riassumono anche molte altre questioni (…). Come sta cambiando la definizione di umano? Quali sono le differenze che separano il vegetale, l’animale, l’umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, delle altre forme di vita e del pianeta che abitiamo? E come sarebbe la vita senza di noi?». Domande di cui l’arte, oggi, si prende carico più che mai, utilizzando strumenti e materie nuove, creando espressioni sempre diverse di sé. Quante sono dunque le arti? Sette? Nove? Forse dopo questa mostra non ha più senso contarle.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here