joe rogan

Cos’hanno in comune il comico e conduttore Joe Rogan, Spotify e un’orda impazzita di polemizzanti sul web? Ciò che è accaduto negli ultimi giorni ha infatti creato un acceso dibattito sul ruolo che piattaforme come Spotify giocano nel mondo dell’informazione. Ma andiamo con ordine. 

Il programma di Joe Rogan

Oltre che musica in streaming, Spotify ospita sulla propria piattaforma anche podcast. Tra questi, come si può immaginare, trova anche posto il programma del già citato comico statunitense Joe Rogan. Il problema? I contenuti classificati da “no vax” che Rogan diffonde col suo programma, bollato dunque come veicolo di disinformazione. La polemica, una volta esplosa, ha portato artisti come Neil Young e Joni Mitchell ad eliminare la propria discografia da Spotify. A quel punto, la piattaforma è dovuta correre ai ripari, onde evitare che altri artisti seguissero l’esempio (come infatti i due artisti avevano richiesto alla comunità). 

Spotify corre ai ripari

Il tutto ha richiesto l’intervento diretto di Daniel Ek, altri non è che l’amministratore delegato della compagnia. Questi ha infatti comunicato che il programma sarà ora accompagnato da un avvertimento, qualora dovesse affrontare l’argomento covid. 

Ma Joe Rogan non ci sta

Per il comico statunitense, tutta la polemica è in realtà infondata. In un video condiviso sul suo profilo Instagram ha infatti affermato che “le persone hanno una percezione distorta di quello che faccio perché si basano su titoli di articoli denigratori o su pochi frammenti del mio podcast”. Rogan continua poi a riflettere sul concetto di ‘disinformazione’, affermando che alcune cose contenute nel suo programma prima considerate disinformazione si sono poi rivelate vere. Tra queste, il comico ricorda l’inefficacia delle mascherine chirurgiche e la possibilità di contagiarsi nonostante la vaccinazione. 

Il dibattito è ancora aperto, ma come testata ci chiediamo: dove finisce la libertà di esprimere dubbi e perplessità e dove si inizia a sfociare nella disinformazione? 

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