romanzo distopico

Sono tantissimi i romanzi, i racconti, le graphic novel, le proposte cinematografiche che, all’inizio del secondo decennio del XXI secolo, raccontano di un mondo futuro posteriore a infinite modalità di apocalissi o di palingenesi. Il romanzo distopico ha un futuro che è inquietante e meraviglioso insieme. Meraviglioso, in realtà, proprio perché sa inquietare e porre domande. 

Il romanzo distopico deve la propria definizione al “concetto” di distopia, che sta a significare il “contrario” dell’utopia. L’utopia, esperienza intellettuale vecchia quasi come il mondo stesso, indica un mondo diverso, migliore, immaginato da un autore fin nei suoi minimi particolari, quasi a volerlo additare alla società reale, perché ne diventi il sogno condiviso. U-topia si potrebbe tradurre con “in nessun luogo”, appunto perché è una realtà totalmente immaginata, che non esiste da nessuna parte. Già Platone, poi Tommaso Campanella quasi un millennio dopo, e tanti altri hanno prodigato i loro sforzi per presentare agli uomini un “altro mondo possibile”. Ora, la dis-topia, detta anche anti-utopia o utopia negativa, corrisponde ad un’avventura mentale di segno totalmente opposto. Si presenta, cioè – in letteratura, ad esempio – ciò che si teme maggiormente che possa diventare la realtà del mondo, dopo straordinarie rivoluzioni tecnologiche, sociologiche, ambientali, o altro. Alle volte, forse, chi descrive ciò non ne ha neanche paura: egli si limita a raccontare ciò che, a suo parere, è purtroppo inevitabile.

Alcuni esempi di romanzo distopico

Quando si parla di realtà distopica, di romanzo distopico, viene subito in mente, con ogni probabilità, George Orwell e il suo 1984. Da quest’opera del 1949, come è noto, abbiamo mutuato l’espressione, in origine dalle tonalità terribili, di Grande Fratello. Quella di Orwell è una disperata distopia politica, è cioè ciò che il narratore inglese immagina poter essere la realtà umana dominata da un assoluto, invincibile, futuro totalitarismo. La guerra fredda, poi, è stata un “miniera” di immagini distopiche. L’idea di un mondo reso deserto da un conflitto atomico è viva da più di settant’anni. Ma la distopia è presente, in maniera estrema ed acuta, già nei lavori di Robert Benson (Il padrone del mondo, 1907), o di Aldous Huxley (Il mondo nuovo, 1932), sicuramente da riscoprire. Ma la distopia politica è nel “qui ed ora”. Le Giornate della Memoria che celebriamo ogni anno ci ricordano che dimenticare è possibile.

“Vie” distopiche dell’oggi

Oggi la finestra distopica che ci è più davanti agli occhi è chiaramente quella pandemica. Siamo tutti traumatizzati – è freschissima la ferita che abbiamo addosso – da ciò che ha significato il Covid-19 in termini non solo di vite umane, ma anche di comportamenti sociali imposti dall’emergenza. Città vuote, lockdown, volti nascosti dalle mascherine, ci hanno catapultato in un dis-topos tremendamente reale, in cui un batterio cambia le sorti del mondo. Ma non era un romanzo né una graphic novel… Chiaramente anche la rivoluzione tecnologica permanente che stiamo vivendo porta a nuove frontiere della letteratura distopica. Un mondo governato e dominato dalle macchine, dai robot, soprattutto dall’intelligenza artificiale, in cui l’essere umano è un subalterno, è una “punta estrema” della storia che non può non salire alla coscienza, davanti alla velocità del progresso. Matrix insegna… Ciò non vuol dire che bisogna aver paura. Ma all’arte certi segnali competono, e ci fanno crescere. 

 

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