GLI INTEGRALISTI HANNO PERSO UNA BATTAGLIA, NON FACCIAMOGLI VINCERE LA GUERRA

«Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la biro, l’uomo con la pistola è un uomo morto». Lo disse qualche anno fa Roberto Benigni a Roberto Saviano per descrivere come la forza dell’informazione possa essere più forte della criminalità organizzata di tipo mafioso. E se quell’uomo, il secondo, ha una matita in mano anziché un biro? La sua forza è uguale, tanto uguale da saper contrastare perfino la criminalità organizzata di tipo terroristico. L’importante è che chi impugna quelle matite non sia mai lasciato solo, così come spesso era successo, prima dell’attentato, quando i vignettisti di Charlie Hebdo schernivano i politici. Gli stessi che domenica 11 gennaio hanno sfilato, uniti e affiatati (compresi i presidenti israeliani e palestinesi Benjamin Netanyahu a Abu Mazen), in difesa dalla satira e della libertà di stampa.

Lo scorso 7 gennaio, infatti, gli integralisti islamici hanno perso una battaglia della loro guerra contro l’Occidente: hanno compattato tutti in difesa di quella satira che talvolta può effettivamente essere troppo irrispettosa e soprattutto in contrasto con il mondo musulmano.

Ora il rischio è che gli occidentali, sentendosi attaccati, possano chiudersi ancora di più nei confronti delle politiche di integrazione e di accoglienza, riconoscendo nell’altro esclusivamente un nemico. Una politica di totale intolleranza ed emarginazione verso gli islamici porterebbe, però, i moderati, non integrati e quindi incattiviti, verso posizioni sempre più estreme.

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