metaverso

Metaverso è un termine coniato dallo scrittore Neal Stephenson nel romanzo cyberpunk del 1992 “Snow Crash”. Il metaverso di Stephenson consisteva in uno spazio tridimensionale alternativo all’interno del quale le persone, rappresentate dai propri avatar, potevano muoversi, interagire, condividere esperienze: in una parola, vivere. Il metaverso di cui è ormai, come dire, fornita la nostra realtà (o meta-realtà?), non diverge molto dal “luogo” – o meglio, dal “luogo dei luoghi” – del romanzo dell’inizio degli anni ’90.

Prima abbiamo utilizzato, riguardo alla “parentesi di tempo” trascorsa da una persona nel metaverso, una parola semplicissima, più che quotidiana: vivere. Vita è un termine saturo di uso e di abuso, perché in esso confluisce praticamente tutto, tutto ciò che siamo. In un certo senso, si potrebbe dire che prima ancora di essere qualcosa o qualcuno, noi siamo vivi. Anche quando siamo solo respiro e impulso, cuccioli appena accecati dalla luce sferzante, noi siamo vita pura. Nessun aggettivo è ancora sviluppato per noi: siamo vita e basta. Ora, il metaverso, come anche la realtà virtuale, fa paura. Fa paura il fatto che ci si trasformi in veri e propri software, e che in quel mondo si interagisca con altri avatar-software, e si conduca una vita elettronica autonoma. Ma allora, azzardiamo, potrebbe far paura anche un foglio di carta bianco su cui qualcuno potesse disegnarsi diverso. Magari, scoprendosene capace, questa persona potrebbe continuare a tratteggiarsi e confermarsi così come si è rappresentata. Fino a scoprire di poter far nascere, “in qualche luogo”, la figura e il volto di quella parte nascosta della propria anima: questo “luogo” può essere, per tanti, una chat, ma potrebbe essere anche un metaverso. E se è vita, come detto, quella del puro vagito, è certamente vita anche quella di un nascosto angolo intellettuale che, grazie alla tecnologia, troviamo il modo di far almeno affiorare, per poterlo attraversare come “esperienza”. I grandi, estrosi, autoritrattisti del ‘900, autori di una ricerca incessante e quasi inquietante sul sé, sarebbero stati probabilmente tentati dall’esperienza di “guardar vivere” infiniti loro avatar nel metaverso. E se dunque metaverso può essere conoscenza, di che aver paura?

Caratteristiche del metaverso

Il metaverso è un enorme spazio virtuale condiviso, in cui lo “spazio geografico” stesso è di continuo aumentato, arricchito, reso sconfinato attraverso la “creazione” di nuovi luoghi da parte degli utenti stessi. I “nuovi spazi” sono messi, chiaramente, a disposizione degli altri utenti. Nel metaverso, col respiro e l’energia (potremmo dire) del proprio avatar, si può giocare, lavorare, concludere accordi commerciali (anche con valute reali).  Possono essere creati ed avviati negozi, nightclub, uffici: la vita. In uno dei metaversi più noti, Second Life, ciò che è evidente è che le “colonne portanti” di questo “mondo della vita alternativo” ruotano soprattutto intorno ai campi della “creatività”: arte, intrattenimento, cinema, musica, architettura. Sempre di più si rende “visibile” una esperienza che non è fuga dal mondo. E’, semmai, ampliamento del mondo stesso. Non draghi e fate, bensì possibilità che altro “abbia luogo”. Ma altro che “serve alla vita”. A “questa” vita. 

Interazioni tra “universo” e “metaverso”

A conferma di ciò basta citare l’utilizzo che hanno scelto di fare del metaverso molte università ed aziende. Harvard, Oxford, e le italiane Salerno, Torino, Perugia, Bergamo, sono solo alcune università che hanno sfruttato il metaverso come ambiente di apprendimento o di sperimentazione. Possono nascere, in questo spazio in più, scuole di lingua straniera, progetti di divulgazione scientifica, infiniti ambienti culturali. Tutto ciò che le menti migliori di questo mondo progettano ha bisogno di “spazio”, di lunghezza, larghezza, profondità…: ha bisogno di luoghi. Ma non solo: tutto ciò che è pensato, “creato” dall’intelletto umano, ha necessità anche di tempo, del cosiddetto tempo materiale, che pare sempre mancare. Ebbene, anche il tempo sembra ri-presentarsi nel metaverso, quando “qui” sarebbe già scaduto. Ad esempio, i dipendenti di un’azienda che utilizza il metaverso, potrebbero partecipare in tempo reale ad una riunione, immagazzinando informazioni utili, pur “mancando” loro il tempo “materiale” per farlo. 

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