robot

Uno dei “dilemmi” più profondi e, in un certo senso, più “drammatici” della contemporaneità è stato ed è quello relativo alla presunta “sostituzione” dell’uomo, sul posto di lavoro, da parte degli apparecchi meccanici dotati di programmazione software e di Intelligenza Artificiale: i robot. Con tanto di perdita del lavoro stesso per gli esseri umani.

La “macchina”, nella storia del pensiero umano, ha spesso rappresentato il “nemico” della classe lavoratrice. Tante volte il progresso tecnologico ha coinciso con esperienze drammatiche di “sottomissione” del capitale umano alle esigenze, in termini di “tempi” e “ritmi”, delle macchine. La letteratura verista e la saggistica del XIX sec. ci presentano la tragedia della disumanità e dell’insalubrità delle industrie europee “figlie” della rivoluzione capitalistica, segnata dall’introduzione in fabbrica della “macchina a vapore”. Il “simbolo” della disperazione causata dall’inumano inseguimento del ritmo della macchina, da parte degli operai, è certamente (tra mito e realtà) la vicenda di Ned Ludd, operaio di fabbrica inglese, che esasperato dai ritmi ossessivi che la macchina gli imponeva, distrusse il telaio meccanico che era diventato il suo “carnefice”. Ludd è un fortissimo simbolo dell’opzione estrema contro la tecnologia che entra nel mondo del lavoro.

Lavoro, robot e contemporaneità

Ovviamente oggi tutto è mutato, nel mondo del lavoro e della tecnologia. Eppure il dilemma macchina sì-macchina no, anzi robot si-robot no, pare permanere. Ebbene, almeno per quanto riguarda il presunto “furto” di occupazione da parte dei robot ai danni dell’uomo, ricerche e studi recenti sembrano levare molti dubbi. I robot non leverebbero affatto lavoro all’uomo, anzi… Per prima cosa un primo dato ci presenta i Paesi con il maggior numero di robot installati come quelli con il più basso tasso di disoccupazione. Si parla, per dare delle indicazioni, di Singapore, Corea del Sud, Germania. Il motivo è che i posti di lavoro destinati agli “addetti ai robot” (programmatori, installatori) sono aumentati di circa il 50%, con picchi nelle aree con più intenso utilizzo robotico. Le mansioni prettamente “fisiche” sono sì penalizzate, ma sono quelle ormai appannaggio di personale poco qualificato e anziano, vicino ad uscire “fisiologicamente” dal ciclo produttivo. 

La realtà e la “percezione” delle nuove realtà industriali

In realtà i robot, attualmente, svolgono lavori solitamente noiosi, faticosi, ripetitivi, usuranti, e dunque non possiamo che ritenerli degli “amici” del lavoro umano, non degli “avversari” o “competitori”. In tanti settori dell’impresa industriale, a guidare l’opzione verso l’automazione da parte di un’azienda non è tanto il desiderio di ridurre i costi del lavoro, quanto una reale difficoltà nel reperire lavoratori “in carne e ossa”. Eppure, secondo un recente sondaggio di “Eurobarometro”, il 72% dei cittadini europei ritiene che robot e I.A. stiano “mangiando” occupazione. Ma, a quanto pare, invece, i robot stanno favorendo la creazione di posti di lavoro, rendendo le aziende più efficienti ed in grado di espandersi. 

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