Capire un paese significa introdursi nella sua meccanica del tempo. Se poi questo paese si caratterizza per un tipo di bioritmo diverso a prescindere, come nel caso del Marocco, lo scorrere dei minuti risulta essere un esercizio di adattamento ancora più arduo. Ed è per questo che nel profondo Marocco, tra i monti del medio Atlante e l’Oceano, luoghi quasi intaccati dal turismo di massa, il primo passo per godere appieno del suo incanto è quello di conoscere la velocità della routine che governa il suo popolo. Meknes e Fes, antiche città imperiali, vivono da sempre del fascino dei suoi antichi borghi sviluppati attorno ai vetusti palazzi reali. Un tocco molto meno rutilante della classica immagine della piazza del mercato di Marrakesh o delle spiagge europeizzate di Casablanca ed Agadir.
Spostamenti calmi
Un antico proverbio marocchino recita: “Chi ha fretta è già morto”. La frenesia è concessa solo ai bambini che corrono da una parte all’altra della medina o agli autisti di qualsiasi mezzo di locomozione privato che a ogni incrocio rischiano di portarsi dietro tre o quattro pedoni. Spostarsi in Marocco richiede pazienza , soprattutto in autobus. In Europa c’è un orario preciso. In Africa, raccontava il celebre giornalista polacco Ryzsard Kapuscniski, si aspetta che il mezzo si riempia prima che il motore si accenda. Sebbene il reporter si riferisse principalmente ai paesi dell’Africa nera, in Marocco la precarietà di autobus o gran taxi – macchine da cinque posti dove si viaggia almeno in sei per due o tre ore – invita ad essere quantomeno prudenti .
Un treno romantico
I viaggiatore che non capisce l’arabo e che non si trova in una località battuta da molti turisti, deve fare attenzione a non sbagliare binario, perché anche le segnalazioni del tabellone possono essere erronee. Se poi la stazione non presenta informazioni in francese ma solo in arabo, allora la miglior soluzione per non rischiare di sbagliare convoglio è la classica, ossia quella di domandare ad altri avventori. Il nome della destinazione e qualche gesto con le mani sono sufficienti per comprendersi. Nel caso in cui il treno transiti, una volta accertatisi della sua destinazione, bisogna salirci su come fosse un autobus all’ora di punta, dato che la frenata è lunga e le porte vengono aperte con il mezzo ancora in marcia. Una volta su, la compagnia di musica tipica che esce prepotente dal telefonino di un viaggiatore, è una sorta di sovrapprezzo da pagare.
Porta per l’Africa
Il Marocco è senza dubbio la porta per tutte le lande sterminate che si stendono al sole del Sahara: la lunga strada sterrata che parte da Zagora (nel Sud del paese) prevede ben 52 giorni di cammello per raggiungere Bamako, capitale del Mali. I floridi commerci tra berberi e mauri nei secoli addietro la resero indispensabile. Questo tragitto è il primo passo dell’addentramento nelle terre dell’Africa Nera, apparentemente vicine ma culturalmente distanti. La multiforme bellezza del Marocco, che parte dalle dolci montagne mediterranee del Riff, passa per i monti dell’Atlante ed arriva al Sahara occidentale, va goduta a piccoli sorsi,come fosse un buon whisky.

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