Il lento approccio dell’autobus verso la catena montuosa più larga del pianeta, le Ande, permette di scorgere il riflesso delle cime della stessa sugli specchi d’acqua che si alternano ai lembi di terra verde. È questo il biglietto da visita della regione di Río Negro, primo volto di quella Patagonia descritta da Bruce Chatwin e Luis Sepulveda, scrittori ed esploratori figli di un altro tempo, quando era davvero complicato giungere in una macro regione che si estende fino all’estremo confine sud del mondo, quando cambia nome in Terra del Fuoco.

Dolcemente l’immensa e insípida vegetazione della Pampa lascia spazio all’alternanza tra il verde delle colline e all’azzurro límpido dei sette laghi che coprono un raggio complessivo di 110 km. Queste uniche riserve di acqua dolce si inerpicano tra San Carlos de Bariloche e San Martín de los Andes, due città con poca storia costruite nel secolo scorso da immigrati principalmente di origine tedesca e che oggi spiccano come avamposti prevalentemente turistici, grazie agli splendidi paesaggi offerti dalla regione e alle vette ideali per chi ama sciare.

Ma la Patagonia è in primis un luogo dove perdersi esplorando tutti i suoi interstizi più reconditi, dove la macchina lascia il posto alla bicicletta o nei quali è possibile addentrarsi solamente a piedi.

Nahuel Huapi, paradiso nascosto

A pochi km ad ovest del centro di Bariloche si trova il parco nazionale Nahuel Huapi, il più antico dei parchi nazionali argentini, aperto al pubblico dal 1934 e sito in un isolotto nell’omonimo lago. Il percorso più interessante da intraprendere è senza dubio quello del circuito chico, ossia quello del circuito piccolo che è possibile percorrere in bicicletta. Tra leggere salite e insenature piene di verde, l’intero circuito si snoda totalmente intorno al grande lago, dal quale anche d’estate è possibile scrutare l’orizzonte composto dai picchi innevati delle Ande e la ridente penisola Llao llao.

In bicicletta o a piedi è lieve la sensazione di pace che irradiano gli arbusti e il vento, mentre l’assenza di umidità permette di godere al massimo anche del sole che si riflette imperioso sulla superficie d’acqua cristallina. Dall’altro lato del lago, con lo sguardo rivolto ad ovest, ecco farsi avanti la frontiera cilena, un continuum di vegetazione linda e uniforme, con altri laghi a fare da contorno.

Fiumi, leoni marini e vulcani

Una volta valicate le Ande, attraverso un rudimentale autobus o – per chi può permetterselo – una barca che attraversa i laghi, si giunge nella meno turistica zona cilena, dalla quale però si può partire verso Sud puntando all’isola di Chiloé, dove una riserva naturale sorprende chiunque vi metta piede. Per chi non ama il freddo e vuole evitare le gelide temperature meridionali, l’alternativa migliore è quella di addentrarsi nell’acqua dolce della regione fluviale che arriva fino alla ridente città di Valdivia, a metà tra le correnti del Pacifico e la calma del fiume Cruces popolato da simpatici leoni marini che si affacciano spesso al mercato del pesce posto al porticciolo fluviale. Sullo sfondo, l’imponente vulcano di Osorno, quasi sempre innevato. Anche questo fa parte dei meravigliosi interstizi della Patagonia.

Antonio Moschella

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