Qualche mese fa, una giovane influencer, Nicole Pallado, ha raccontato sul suo profilo Instagram di aver ricevuto dal Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) una multa di 10.000 euro per aver lanciato un giveaway.

La influencer si è prodigata più volte su social e interviste per ribadire che solo in Italia si viene multati per aver organizzato dei giveaway. Se il contest si fosse svolto in territorio americano, non avrebbe ricevuto alcuna multa in merito.

Negli Stati Uniti

In effetti, gli Stati Uniti hanno adottato un metodo volto a facilitare l’uso di strumenti come i “giveaway”. Soprattutto da parte di aziende con evidenti difficoltà finanziarie (soprattutto durante la pandemia Covid-19). Allo stesso modo, anche altri paesi dell’UE, come Francia e Germania, sembra che vogliano cogliere l’opportunità per promuovere lo sviluppo di questa tecnica di marketing. Questo tipo di iniziative si basano sul cosiddetto meccanismo win-win. Da un lato, infatti, l’azienda può ottenere immediatamente visibilità; dall’altro il pubblico dei consumatori gode di beni gratuiti, anche se di scarso valore.

Giveaway e legislazione italiana

Stando alla normativa italiana, con il termine giveaway s’intende un metodo di interazione tra azienda e consumatori che prevede la messa in palio di prodotti in premio – generalmente quelli che il brand intende promuovere – in cambio del compimento di semplici azioni da parte dei consumatori. L’attribuzione dei premi è condizionata quindi da azioni che richiedono l’abilità o la sorte dell’interessato. Per questo motivo, ad oggi, i giveaway, seppur non espressamente disciplinati da alcun testo normativo, equivalgono ai «concorsi a premi con estrazione». Sono così assoggettati alla disciplina del Dpr 26 ottobre 2001, numero 430 recante il «Regolamento concernente la revisione organica della disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio, nonché delle manifestazioni di sorte locali, ai sensi dell’articolo 19, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, numero 449».

La disciplina

La disciplina dei concorsi a premio in Italia è, tuttavia, particolarmente complessa; il Dpr impone infatti una articolata burocrazia a chiunque voglia bandire un concorso. Con specifico riferimento ai concorsi a premio svolti tramite piattaforme social, pur non sussistendo una specifica previsione all’interno del Dpr sono dettate regole ulteriori dal Mise. E’ possibile leggere tali disposizioni nelle risposte alle domande frequenti «Faq» e nello specifico attraverso la Faq numero 7 del luglio 2018 e successivamente aggiornata nel mese di febbraio 2020. Tutto ciò rende particolarmente gravosa l’organizzazione di un giveaway in Italia che rischia di diventare uno strumento inutile o per solo poche aziende strutturate.

Soluzioni possibili

Quale necessaria riforma? Il giveaway è meccanismo idoneo all’estensione del brand awareness e la necessità di regolamentare il concorso a premi online sembrerebbe tornato in auge proprio in relazione all’emergenza che stiamo vivendo. Una prospettiva di riforma emergenziale potrebbe essere l’inclusione dei giveaway, che prevedano premi di valore modesto ma non irrisorio, tra le cause di esclusione provvedendo ad ampliare, anche solo per il periodo emergenziale, le ipotesi elencate all’articolo 6, comma 1 del Dpr.

Parimenti, si potrebbe adottare un apposito hashtag che faccia comprendere nell’immediato all’utente lo scopo pubblicitario, nonché di promozione, di un post pubblicato; ad esempio su instagram, nel quale si illustrano le regole per poter partecipare ai giveaway, senza discostarci da quanto già previsto in tema di advertising con l’hashtag #adv.

È dunque auspicabile un intervento tempestivo del legislatore. Soprattutto in un contesto storico in cui la pandemia ha messo in difficoltà milioni di imprenditori che hanno investito tutti i loro averi nella propria attività d’impresa. Il ricorso ai giveaway potrebbe giovare non soltanto ai grandi brand che godono già di migliaia di followers, ma anche ai piccoli stores ai quali è stato reso difficoltoso lo sviluppo del proprio brand.

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