Iniziò tutto 29 anni fa, in un bagno. Un gruppo di carabinieri coordinato dal pm Antonio Di Pietro fece irruzione nell’ufficio milanese di Mario Chiesa, allora presidente della casa di cura del Pio Albergo Trivulzio ed esponente del Partito Socialista Italiano. L’uomo stava intascando una tangente di 7 milioni di lire dall’imprenditore monzese Luca Magni, in cambio di un appalto ottenuto dalla sua azienda di pulizie. Ma Magni, stanco di pagare, aveva avvisato le autorità, ed era entrato in quell’ufficio con un microfono addosso fornitogli dai carabinieri all’ascolto. Quando i militari entrarono nella stanza, Chiesa cercò di buttare nel gabinetto i 37 milioni di un’altra tangente. Bettino Craxi, allora segretario del partito socialista di cui Chiesa faceva parte, disse che era un «mariuolo isolato».

L’inizio di Mani Pulite

Non era così. E Chiesa, forse risentito, iniziò a parlare. Iniziò a raccontare ai magistrati che quello delle tangenti negli appalti era un sistema che riguardava tutti i partiti. L’inizio di Mani pulite. L’inchiesta scoperchiò la collusione fra politica e imprenditoria, un sistema di corruzione allargata e sistematica, che fece cadere la cosiddetta Prima Repubblica e i partiti che ne erano le principali forze: la Democrazia Cristiana e il Psi.

Solo nel filone milanese furono indagate oltre 5.000 persone, tra cui quattro ex presidenti del Consiglio e circa 200 parlamentari. Nel 1994 un filone di indagine su tangenti pagate da imprenditori per evitare controlli fiscali portò a circa 100 arresti all’interno della Guardia di Finanza. I reati di concussione e corruzione denunciati, appena 252 l’anno in media fino ad allora, aumentarono del 400% nei successivi quattro anni. La sola inchiesta Mani pulite, durata due anni, portò a 1.300 fra condanne e patteggiamenti.

E oggi?

La corruzione è scomparsa da allora? Purtroppo no. L’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, ha segnalato fra il 2016 e 2019 152 casi di corruzione: uno ogni settimana. E quasi 3 su 4 riguardano casi di appalti pubblici. Nella classifica 2020 di Transparency International, l’Italia è al 51esimo posto al mondo per percezione della corruzione.

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