In inglese, doom significa qualcosa come “condanna” e “sventura”; scrolling indica lo scorrere con le dita verso il basso la bacheca di un social network, o un articolo online.

Condannati a scorrere

Doomscrolling, quindi, è il termine con cui si identifica lo scorrere e consumare una dietro l’altra notizie online sullo smartphone o sul computer. Una pratica che esiste da tempo, ma che nel 2020 è diventata molto più comune e diffusa. Questo perché la pandemia da coronavirus ha fatto traboccare brutte notizie da tutte le parti e ha ridotto drasticamente le attività che prima funzionavano da distrazioni, dallo sport alle uscite in compagnia, rendendoci tendenzialmente più incollati agli schermi. È un fenomeno ancora relativamente nuovo, ma vari esperti hanno già segnalato come – prevedibilmente – il doomscrolling sia deleterio per il benessere mentale.

Cause

Le cause del doomscrolling non sono soltanto da cercare negli esseri umani, ma anche nella tecnologia. Gli algoritmi che fanno funzionare i social network sono pensati per tenere le persone incollate agli schermi, e «amplificano qualsiasi emozione ci faccia continuare a guardare, specialmente quelle negative» ha spiegato David Jay del Center for Humane Technology. Non finisce qui: Twitter, Facebook, Instagram e altri social network sono disegnati come infinite bacheche, in cui potenzialmente si può scorrere e scorrere verso il basso senza mai arrivare a una fine. «Questo fa sì che le persone non si sentano mai completamente aggiornate. Non arrivano mai alla soddisfazione di dire “Ah, ora ho capito il problema”» ha spiegato al Wall Street Journal Coye Cheshire, docente di sociologia a Berkeley.

La pandemia

Nell’ultimo anno, complici il Covid-19 e le restrizioni sociali per contenerlo, sono emerse
prepotentemente tutte le fragilità dell’uomo moderno, oppresso da un fiume in piena di cattive notizie ed emozioni negative.

Il meccanismo del doomscrolling spinge le persone a trascorrere ancora più tempo sui social, in questo scrolling infinito che, tuttavia, può avere degli effetti molto negativi.
Brian X. Chen ha scritto un articolo circa il doomscrolling sul “New York Times”, facendo
riferimento al lavoro di ricerca del neuroscienziato Adam Gazzaley. Secondo Gazzaley, infatti, questo scorrimento compulsivo può avere due risvolti molto pericolosi sulla nostra salute mentale.

I risvolti negativi

Il primo è che siamo esposti a un’incredibile mole di notizie negative, soprattutto in questo periodo. E ciò può annichilirci, farci sentire sempre impotenti di fronte alla catastrofe imminente. Il secondo problema è che questo scrolling, proprio per la natura dei programmi informatici alla base, tenderà a intrappolarci in un recinto virtuale di contenuti “fatti apposta per noi”, impedendoci di variegare le fonti d’informazione e i punti di vista. Di conseguenza, si crea una vera e propria polarizzazione nella società, dove le sfumature intermedie svaniscono e rimangono solo le idee portate all’eccesso.

I rimedi

Parlando con NPR, la psicologa clinica Amelia Aldao ha consigliato, per contenere questo comportamento negativo, di mettere dei timer per limitare il tempo passato online; di chiedersi spesso se quello che leggiamo online sia davvero quello che stavamo cercando e volevamo sapere, e cercare di alternare questi momenti ad altri soltanto positivi, meglio se offline. Twitter e Facebook hanno risposto al Wall Street Journal elencando gli strumenti adottati per esigenze simili, come la possibilità di bloccare o silenziare certi account, o di nascondere certi tipi di post.

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