DDL Zan
La foto del Flash Mob social

Anche se il ddl Zan è stato approvato dalla Camera il 4 novembre, è da quella data che si perpetuano scontri e polemiche che lo tengono fermo da mesi e mesi. In vista dell’ennesimo appuntamento, il Movimento 5 Stelle ha organizzato un “flash mob social” come ribattezzato dallo stesso partito. Lo slogan “Legge omotransfobia subito” accompagna la fotografia di una bandiera arcobaleno.

115 militanti per il ddl Zan

Tra i ministri che si sono attualmente mobilitati per l’approvazione del ddl Zan ci sono i ministri Fabiana Dadone e Stefano Patuanelli, l’ex ministra all’Economia Laura Castelli, le vice presidenti di Camera e Senato Maria Edera Spadoni e Paola Taverna, gli europarlamentari Dino Giarrusso e Tiziana Beghin. A capo dell’iniziativa Alessandra Maiorino, impegnata al Senato nel seguire il ddl Zan.

Altre priorità

Il presidente della commissione attua a valutare il ddl Zan, il leghista Andrea Ostellari, non vede il decreto legge come una priorità vista la presenza di norme che già normalmente puniscono violenze e aggressioni. Ma sono gli esponenti del Movimento 5 Stelle, questa volta, a battersi affinché venga approvato al più presto. Lo si legge nel posto condiviso dagli account degli stessi, che recita: “Non ci sono più scuse ora è il tempo di affermare che la dignità dell’essere umano è una ed uguale per tutti”.

Dice la sua anche la senatrice Maiorino, la quale ha affermato che come partito il M5S intende dare “pieno sostegno a questa legge affinché venga calendarizzata e approvata nel più breve tempo possibile anche in considerazione del lavoro del M5Stelle per il testo Zan e per quanto riguarda le politiche attive introducendo finanziamenti con un nostro emendamento al decreto Rilancio”.

Sostenitori e dubbi

Con il sostegno del M5S, il PD continua quindi la sua battaglia affinché il decreto legge venga approvato nel più breve tempo possibile. Oltre al segretario Enrico Letta troviamo in pima linea Monica Cirinnà (legge sulle Unioni Civili), Anna Rossomando e l’ex ministra della Difesa Roberta Pinotti. C’è chi però vuole sì la legge, ma dopo un’attenta revisione. È il caso, ad esempio, di gran parte della sinistra e delle associazioni femministe. C’è chi è poi totalmente contrario, come la destra e i partiti Lega e Fratelli d’Italia.

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