Dopo la straordinaria mostra di Steve McCurry “Senza confini”, concentrata sulle conseguenze che la guerra lascia sugli uomini, il Palazzo delle Arti di Napoli cambia registro, proponendo una raccolta dei primi tre libri del celebre fotografo Helmut Newton, pubblicati tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta.

L’artista era all’anagrafe Helmut Neustadter; a seguito delle leggi razziali naziste, lasciò la Germania nel 1938, rifugiandosi a Singapore e, in seguito, in Australia, dove cambiò il suo cognome in Newton. Appassionato di fotografia fin da bambino, col tempo si concentrò sulla fotografia di moda, collaborando con riviste come Playboy, Vogue, Vanity Fair, GQ, Max e Marie Claire.

 

 

La mostra, intitolata “Helmut Newton. Fotografie. White Women/Sleepless Nights/Big Nudes”, deve il suo nome a un progetto, fortemente voluto dalla vedova del fotografo, June Newton, e realizzato nel 2011, grazie alla Helmut Newton Foundation. L’esposizione è articolata in tre sezioni; l’intento è quello di presentare i temi distintivi dell’immaginario artistico di Newton, permettendo di conoscere il fotografo in maniera più profonda e quindi comprendere fino in fondo il suo lavoro.
La prima sezione è White Women: è il titolo del primo libro monografino di Newton, dato alle stampe nel 1976, che gli varrà il prestigioso Kodak Photo Book Award. Al suo interno, 84 immagini, sia a colori che in bianco e nero, che per la prima volta introducono nel mondo della moda il nudo e l’erotismo, testimoniando la trasformazione del ruolo della donna nella società occidentale dell’epoca.


La seconda sezione s’intitola “Sleepless Nights” ed è un volume, pubblicato nel 1978, che ruota attorno alle donne, ai loro corpi: è un lavoro di carattere fortemente introspettivo, che definisce lo stile di Newton rendendolo un’icona della fashion photography.
La terza raccolta è forse la sua più famosa, “Big Nudes”; Newton è ormai il protagonista della fotografia del secondo Novecento e ha inaugurato una nuova misura, quella delle gigantografie, entrate prepotentemente nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo. Fonte di ispirazione sono stati, per il fotografo, i manifesti diffusi dalla polizia tedesca per ricercare gli appartenenti al gruppo terroristico della RAF.

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