Il quartier generale dell'Organizzazione mondiale della Sanità a Ginevra, Svizzera

Tra l’annuncio della Russia a proposito della realizzazione di un vaccino per il Covid e gli sforzi americani per una prima messa in diffusione di una tipologia A e di un’altra B tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre 2020, è l’Organizzazione mondiale della Sanità ad irrompere nella questione ed annunciare che la diffusione di un vaccino non avverrà prima della meta del 2021.

A proposito del dettaglio temporale, dal quartier generale dell’Organizzazione a Ginevra la portavoce dell’Organizzazione Margaret Harris ha specificato come nessuno dei vaccini sotto la propria supervisione avrebbe dimostrato chiare evidenze di efficacia nei test pre-clinici.

Per il vaccino bisognerà aspettare ancora un po’

“Davvero non ci aspettiamo di vedere la diffusione del vaccino fino alla metà del prossimo anno. Questa fase tre – spiega la portavoce Harris – deve richiedere più tempo perché dobbiamo vedere quanto sia veramente protettivo il vaccino e dobbiamo vedere anche quanto sia sicuro”.

La strada per il vaccino si prospetta ancora lunga dal momento che con la vaccinazione delle persone “non abbiamo ancora segnali chiari sugli stati di efficacia e sicurezza”. Pertanto, l’impegno di COVAX, una collaborazione tra OMS, CEPI – Coalition for Epidemic Preparedness Innovations – e The Vaccine Alliance Gavi, prosegue alla ricerca di un vaccino che per l’OMS – stando alle ultime dichiarazioni – non è stato ancora realizzato.

Tra gli obiettivi condivisi la “produzione di dosi per almeno il 20 percento della popolazione mondiale”, la “ricostruzione delle economie colpite” e l’apposizione della parola fine alla “fase acuta della pandemia”.

La velocità della ricerca non premia

Dopo poco meno di 2 mesi di test sull’uomo, il Cremlino annunciava in agosto che il vaccino era pronto e a partire dall’autunno sarebbe stato disponibile, scatenando critiche da parte della comunità scientifica internazionale, in particolare americana alla quale gli scienziati russi avrebbero offerto la propria collaborazione.

Indiscrezioni da parte dell’agenzia sanitaria americana CDC e riprese dal New York Times e dal The Wshington Post nella giornata del tre settembre hanno rivelato che un vaccino made in USA potrebbe essere pronto e distribuito già a partire dalla fine di ottobre 2020, in prossimità dell’election day.

Ma su di un vaccino miracoloso realizzato in tempi record anche gli stessi cittadini americani rimangono scettici: da un sondaggio realizzato dal quotidiano USA Today in partnership con la Suffolk University nel periodo tra il 28 ed il 31 agosto – durante una settimana nella quale gli Stati Uniti hanno raggiunto i 6 milioni di contagi – ma pubblicato il 4 settembre  emerge come i due terzi dell’elettorato su di un campione di 1000 persone intervistate “non proveranno ad ottenere il vaccino contro il Coronavirus non appena sarà reso disponibile”. E non solo: “Uno  su quattro ha affermato che mai lo cercherà”.

Foto di Thorkild Tylleskar; fonte Wikimedia

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