Il famoso incrocio pedonale nel quartiere di Shibuya a Tokyo - Giappone

Che l’immunità di gregge fosse balenata alla mente di governanti poi costretti a cambiare la propria agenda è ormai storia: innanzitutto pensiamo al premier britannico Boris Johnson che a marzo insieme al proprio entourage tecnico-scientifico aveva dapprima ipotizzato tale misura e conseguentemente era stato costretto a ritirare tale strategia delle lacrime, perché la curva dei contagi aumentava, le terapie intensive negli ospedali scoppiavano ed il numero dei decessi incominciava a preoccupare.

Poi la pandemia, il grande lockdown e la ricerca di un vaccino. Ma quasi come un fenomeno umano che ritorna ad intervalli regolari, ancora una volta si ritorna a parlare di immunità di gregge, quando nel nord del mondo l’autunno incalza con le piogge ed i primi freddi.

Le linee comiche di scienza e politica

Nel bel mezzo di una Casa Bianca infestata – come riporta il New York Times del 15 ottobre – sarebbero state ascoltate le dichiarazioni di personalità scientifiche per le quali “le autorità dovrebbero consentire al Coronavirus di diffondersi tra i giovani sani proteggendo allo stesso tempo gli anziani e le persone vulnerabili”, ovvero la promozione di una diffusione del contagio organizzata, piuttosto che la ricerca di un vaccino.

E ancora, secondo quanto riportano due fonti rimaste anonime ai cronisti del New York Times, starebbe emergendo come punto di riferimento generale il testo della petizione dello scorso 4 ottobre “Great Barrington Declaration”, co-firmato da una sfilza di specialisti in medicina e salute pubblica.

“In qualità di epidemiologi di malattie infettive e scienziati della salute pubblica – è il testo del documento – nutriamo gravi preoccupazioni per gli impatti dannosi sulla salute fisica e mentale delle politiche prevalenti nella gestione del Covid-19 e raccomandiamo un approccio che chiamiamo protezione mirata”.

Secondo gli scienziati firmatari “Man mano che l’immunità cresce nella popolazione, il rischio d’infezione per tutti, compresi i più vulnerabili diminuisce. Sappiamo che tutte le popolazioni alla fine raggiungeranno l’immunità di gregge e che questo può essere aiutato da un vaccino. Il nostro obiettivo dovrebbe quindi essere quello di ridurre al minimo la mortalità e il danno sociale fino a raggiungere l’immunità della mandria”.

Ma il testo è pieno di affermazioni quali “In effetti, per i bambini, Covid-19 è meno pericoloso di molti altri problemi, compresa l’influenza”. Oppure “Coloro che non sono vulnerabili dovrebbero essere immediatamente autorizzati a riprendere la propria vita normalmente”. Perché, secondo tale frangia di epidemiologi firmatari, “coloro che sono ad un minimo rischio di vita, vivendo normalmente, costruiranno l’immunità al virus attraverso l’infezione naturale. E a beneficiarne saranno anche e soprattutto i soggetti più vulnerabili”.

Che cos’è il John Snow Memorandum

Da un’altra prospettiva vi sono invece le perplessità ed i timori di altri scienziati, per i quali ancora la popolazione mondiale vulnerabile o fermamente in forze sarebbe comunque suscettibile di conseguenze non appena contratto il virus.

C’è un mondo di scienziati, esperti e politici preoccupato sulle conseguenze difficilmente prevedibili ed organizzabili dell’opzione chiamata “immunità di gregge”. Ed in questa narrazione degli eventi che entra a pieno titolo il John Snow Memorandum, quasi un omaggio al fondatore della epidemiologia moderna.

Il Memorandum – che ha avuto dignità di pubblicazione sull’eminente rivista scientifica The Lancet – raccogliendo le firme di ricercatori internazionali con specializzazioni che spaziano dalla salute pubblica alla epidemiologia, e ancora dalla pediatria alla virologia, invitando nuovi firmatari diventa vettore di un messaggio opposto, “basato sull’evidenza del Covid-19”.

“La sua elevata infettività, combinata con la suscettibilità delle popolazioni non esposte ad un nuovo virus – è il parere dei firmatari – crea le condizioni per una rapida diffusione nella comunità”. Poi sul tasso di mortalità “che è molte volte superiore a quello dell’influenza stagionale e l’infezione può portare a malattie persistenti, anche in persone giovani e precedentemente sane”.

Secondo gli scienziati questo rinnovato interesse per “l’immunità di gregge” a cavallo con la seconda ondata che si riassume in un’infezione incontrollata tra la popolazione a basso rischio rappresenta “un errore non supportato da prove scientifiche”.

La conclusione del documento è quasi scontata: rispettare le regole e sostenere con l’adozione dei dispositivi di sicurezza il contrasto alla diffusione del virus.

Tra tante opinioni, i fatti tangibili

Il documento si conclude con un invito a riflettere su quanto si è potuto apprendere dall’esperienza di questi mesi. “L’evidenza è molto chiara – argomentano – controllare la diffusione del Covid-19 nella comunità è il modo migliore per proteggere le nostre società ed economie fino all’arrivo di vaccini e terapie sicuri nei prossimi mesi. Non possiamo permetterci distrazioni che minano risposte efficaci”.

Per questi scienziali infatti è essenziale che si agisca con urgenza ma sulla base di prove.

Foto di Ryoji Iwata; fonte Unsplash.com

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