acquacoltura

È possibile, nell’ottica di un acquacoltura sostenibile, riutilizzare le reti per allevare le cozze? È quanto si impegna a dimostrare il progetto “Life Muscles” di Legambiente in collaborazione scientifica con vari Atenei. Oggi le reti rappresentano il 27% dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge europee, oltre ad essere tra i rifiuti più presenti nei fondali marini in Italia. L’obiettivo, dunque, sarà rendere una fonte di inquinamento un nuovo modello di economia circolare. 

Life Muscles e l’acquacoltura sostenibile

Il progetto è stato presentato questa mattina in un convegno organizzato a Rimini nell’ambito di Ecomondo, fiera internazionale sul green e l’economia circolare. Partito già da qualche giorno, Legambiente e le Università partner hanno raccontato il progetto e le varie realtà che l’hanno reso possibile. 

In particolare, LIFE Muscles mira a ridurre l’impatto delle reti in polipropilene usate per l’allevamento delle cozze introducendo tra i miticoltori un modello di riciclo e riutilizzo che gioverebbe sia alla salute dei nostri mari sia all’economia di questo settore. Infatti le reti in plastica installate in mare per l’allevamento delle cozze, spesso abbandonate o disperse, rappresentano circa il 27% dei rifiuti plastici rinvenuti sulle spiagge europee per un peso complessivo che può arrivare a 11mila tonnellate all’anno.

Gli Atenei che hanno dato il loro supporto scientifico sono:

  • L’Università di Siena
  • l’Alma Mater Studorium di Bologna
  • La Sapienza di Roma

Insieme agli Atenei, ha collaborato anche l’unica azienda in Italia che produce “mater-bi” Rom Plastica, l’Associazione Mediterranea Acquacultori e due cooperative di mitilicoltori che operano nelle aree di La Spezia e del Nord del Gargano.

Un problema globale

Nel 2016 la produzione a livello mondiale di reti in propilene per l’allevamento di mitili ha raggiunto 2,14 milioni di tonnellate, con un quarto di questo enorme quantitativo concentrato nelle acque europee. Secondo dati della FAO, la produzione di mitili in Italia è stimata intorno alle 80mila tonnellate a cui corrisponde l’utilizzo di circa 700/1000 tonnellate di retine che vanno sostituite almeno una volta durante il ciclo di vita della cozza. Nei monitoraggi effettuati nel 2017, Legambiente ha rinvenuto 4.470 di queste reti tubolari in 27 dei 60 litoranei passati al setaccio. Secondo quanto emerso dal progetto internazionale di cooperazione transfrontaliera DeFishGear, focalizzato in Italia nel Mar Adriatico e nel Mar Ionio, queste reti costituiscono il terzo rifiuto più presente nei fondali marini del nostro Paese, con una dispersione annua che si attesta tra 7,88 e 9,45 tonnellate.

La soluzione 

Implementare il processo di riciclo già sviluppato nel 2019 da Enea ed AMA, in collaborazione con Legambiente, che ha dimostrato come il polipropilene recuperato abbia le stesse proprietà e possa essere riutilizzato.  Il processo consiste nel lavaggio e riciclo del materiale attraverso la triturazione delle reti tubolari, l’ossidazione del materiale organico residuo, nel lavaggio e infine nel riutilizzo del polipropilene recuperato. Ora con LIFE Muscles lo scopo è aumentare questa produzione e riuscire a coinvolgere diversi stakeholder (miticoltori, distributori e consumatori) per diffonderne l’utilizzo. Inoltre, Novamont, partner del progetto Life MUSCLES e unica azienda che produce ‘mater-bi’ in Italia, ha applicato questo processo alla realizzazione di reti biodegradabili per l’allevamento di cozze ottenendo risultati soddisfacenti che verranno ulteriormente validati nel corso del progetto Life Muscles.

Le aree pilota interessate dal progetto sono nel mar Adriatico (Puglia) e nel mar Tirreno (Liguria). Ai mitilicoltori presenti in Liguria saranno proposte le nuove reti in biopolimero e biodegradabili, quindi la sostituzione delle retine in plastica; mentre gli operatori del settore in Puglia saranno coinvolti nel recupero e riciclo delle reti grazie ad un impianto mobile da posizionare nelle aree portuali o presso gli allevamenti di mitili, capace di riciclare 300 chilogrammi al giorno di materiale.

Le testimonianze

“Sappiamo quanto sia difficile riuscire a introdurre innovazioni tecnologiche in un settore a forte carattere tradizionalista come quello della pesca – ha dichiarato il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – Ma abbiamo già avuto diverse esperienze positive in altri progetti e siamo sicuri che anche con LIFE Muscles otterremo una risposta soddisfacente da acquacoltori e mitilicoltori. Molti sono già stati coinvolti e chiedono di poter ridurre l’impatto dei rifiuti plastici nei nostri mari e sulle nostre coste. Con questo modello di recupero e riciclo delle calze per la mitilicoltura vogliamo dare un contributo alla transizione ecologica, mentre a livello normativo occorre dare seguito al disegno di legge ‘SalvaMare’ che disciplina la corretta gestione dei rifiuti recuperati in mare a tutela dell’ecosistema marino”.

“Il problema dei rifiuti marini è molto importante a livello globale – ha commentato la professoressa Maria Cristina Fossi dell’Università di Siena -, ancora di più su scala mediterranea in quanto in nostro bacino è un hotspot di biodiversità ma anche un hotspot per le pressioni antropiche, inclusi i rifiuti marini. Al fine di mitigare gli impatti legati alla produzione e all’impiego di materiali plastici nella pesca e nell’acquacoltura è essenziale una sinergia tra il mondo della ricerca, dell’industria e gli stakeholder coinvolti a vari livelli in queste attività. La ricerca deve rappresentare un faro per lo sviluppo di soluzioni sostenibili anche, e soprattutto, nell’identificazione di materiali alternativi che devono essere sviluppati e testati per ridurre il loro impatto negativo sulla biodiversità. Queste finalità rappresentano alcuni gli obiettivi principali del progetto LIFE Muscles di cui l’Università di Siena, che da anni lavora su questa tematica con Legambiente, è partner scientifico.

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