Treccani

Possiamo essere orgogliosi, in Italia, di due “mostri sacri” della cultura e della ricerca nel campo della lingua e dei linguaggi. Parliamo dell’Accademia della Crusca, nata nell’ultimo trentennio del’500 a Firenze (e dunque prossima a compiere 150 anni di storia) e dell’Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti, nota come La Treccani (dal nome del fondatore Giovanni Treccani), la cui prima edizione, in trentacinque volumi, vide la luce tra il 1929 ed il 1937. L’orgoglio di cui parlo – e che interessa specificamente noi, come redazione di Now – riguarda l’“agile adeguamento” delle due istituzioni al mondo d’oggi: una “metamorfosi” indolore, totalmente priva di “dietrofront ideologici” o di “nostalgie culturali”, che ha reso l’“Accademia” e l’Enciclopedia due “fari” dei nuovi linguaggi e dei nuovissimi campi della conoscenza. Senza perdere nulla dell’acutezza nella ricerca e nella divulgazione dei testi e delle problematiche della lingua italiana, sin dai primordi del “volgare”. 

Basta aprire i siti web di queste due realtà. E ci si innamora di quel mondo. Non si vorrebbe più uscire. È una sensazione particolarissima, e ciò che è accaduto ci piace chiamarlo “interiorizzazione tecnologica”. Il ”corpus” classico, o antico – come si preferisce dire – si è lasciato penetrare con interesse, passione e competenza dai nuovi problemi del linguaggio. Sicchè navigando, ad esempio, nel sito della Crusca, l’occhio ci può cadere su un link che contiene un’introduzione al Trattato de’ colori degli occhi di Giovanni Battista Gelli, datato 1551 (un vero “pozzo filologico” di acqua limpida per gli addetti ai lavori); ma più su ecco in evidenza una sezione Parole nuove, all’interno della quale scorriamo solo per un attimo i termini, senza cliccarci sopra: spid, metaverso, identità digitale, maskne (scopriamo che si usa per definire un tipo di “acne da mascherina”, ed è dunque un termine che riguarda il mondo della salute), memare (diffondere e condividere memi, con il rimando, poi, al significato preciso di meme, con tanto di citazioni da testi, interviste, siti web…). 

Se si ama il linguaggio, ci si prende gusto a “crescere”

Sempre sul sito dell’Accademia della Crusca, scopriamo un’altra delle innumerevoli rubriche (la cui quantità e varietà rende davvero piacevole il tempo trascorso sul sito stesso). Si tratta del “paragrafo” Consulenza linguistica. Qui troviamo un link sulla problematicità e plurisemanticità della parola governance, in politica e in economia. E cliccheremmo volentieri anche sul “paragrafo” Oggettivazione e oggettificazione, che ci apre la porta di un universo di differenze sottili ma importanti. Più giù, nella sezione Notizie dall’Accademia, riconosciamo sùbito un termine che ci è noto, dopo questi anni di pandemia. Il link corrisponde ad una specie di breve saggio critico, intitolato: “Il presidente dell’Accademia sull’uso di booster”. E’ un’intervista rilasciata ad Adnkronos (anche questa strategia della comunicazione rende la Crusca modernissima!) sull’opportunità o meno di definire, nella divulgazione pubblica, il richiamo del vaccino col termine booster. In questo caso lo studioso si pronuncia sfavorevolmente, ma non certo per amore del vintage!

Il sito web Treccani

Anche il sito della Treccani è colmo di rubriche che ci lasciano tuffare nel mondo dei diversi linguaggi, dei neologismi, ma anche degli avvenimenti salienti della storia e della politica. E’ un po’ come una rivista. Tutto ciò che costituisce la “tempèrie” di parole, che ci arriva addosso da tutte le parti (linguaggio sociale quotidiano, telegiornali, social network) riveste importanza, nella necessità di “ri-alfabetizzazione” continua che dobbiamo affrontare con una velocità che mai ci era capitato di dover acquisire. Ed ecco che in un quadratino con la scritta “Geopolitica” ci viene spiegato cos’è il Donbass. Invece in “Neologismi” scopriamo un’altra parola “eccezionale”: wasteocene. Quest’ultimo è un termine “ambientalista”, contrapposto, con fine di denuncia, ad “antropocene”. “Waste”, come leggiamo sui bidoncini della raccolta rifiuti, vuol dire proprio “scarto”, “spazzatura”, e dunque la parola indica, con drammaticità, quanto l’inquinamento ci stia facendo vivere in un’“era geologica” definibile come “era degli scarti”.

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