Addio a Valentino Garavani: Roma saluta un’icona

Valentino Garavani è morto a 93 anni nella sua residenza romana: la notizia arriva da una comunicazione della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, che nelle stesse ore definisce anche le modalità dell’ultimo saluto. La città si prepara a rendere omaggio allo stilista nei luoghi che hanno segnato la sua storia: la camera ardente aprirà al pubblico mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, dalle 11:00 alle 18:00, presso PM23 in Piazza Mignanelli 23, a pochi passi da Piazza di Spagna. Il funerale si terrà venerdì 23 gennaio alle 11:00 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica 8, sempre a Roma. Intanto, il mondo della moda e delle istituzioni manda messaggi di cordoglio e sottolinea l’impatto culturale di una figura che ha superato il perimetro delle passerelle.

Il “rosso Valentino” e mezzo secolo di alta moda

Valentino costruì la sua carriera con un’idea precisa di eleganza: linee pulite, femminilità netta, dettagli ricchi come fiocchi, pizzi e ricami. Dopo la formazione a Parigi, aprì la sua casa di moda a Roma e trasformò l’atelier in un punto di riferimento internazionale, anche grazie al lavoro condiviso con Giancarlo Giammetti, compagno e partner d’impresa. Il pubblico associò subito il suo nome al celebre Valentino red, che dominò sfilate e tappeti rossi e contribuì a creare un linguaggio visivo riconoscibile in tutto il mondo. Nel corso dei decenni, Valentino vestì star e icone globali, dalle first lady alle attrici hollywoodiane, e consolidò un’immagine di glamour classico che ancora oggi molti brand inseguono.

Un’eredità viva tra fondazione, maison e futuro creativo

Dopo il ritiro dalle passerelle, Valentino continuò a coltivare la sua eredità culturale attraverso iniziative e progetti legati alla città di Roma; la Fondazione, negli ultimi anni, ha dato spazio anche a PM23, che ora ospita l’omaggio pubblico. La maison, nel frattempo, ha proseguito il suo percorso industriale e creativo sotto nuove proprietà e nuove direzioni, mantenendo però un legame forte con i codici originari: sartorialità, ricerca sui materiali, culto del dettaglio. Oggi la notizia della morte di Valentino riporta al centro una domanda semplice: come si conserva un mito senza congelarlo? La risposta passa dalla capacità di far dialogare archivio e presente, senza imitazioni. Roma, con questi giorni di commiato, non saluta soltanto uno stilista: saluta un pezzo di immaginario italiano che ha dato forma al concetto stesso di “abito da sogno”.

 
 

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