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Wang Jianlin  Non tutti i comunisti sono uguali 

Libertà e rivoluzione rappresentano per determinati individui i principi generali per un evidente e indimostrabile premessa a quella che è stata o sarà la propria esistenza. E se proprio il comunismo, quella particolare concezione, quel movimento o quel sistema che tendono a realizzare l’eguaglianza sociale attraverso la totale comunione delle risorse e dei beni,  fosse riuscito ad elevare un ex militare del popolarissimo esercito cinese al rango di imprenditore trilionario, attualmente il 24° uomo più ricco al Mondo, con una ricchezza totale stimata in 25 miliardi di dollari? Se fosse così, la teoria marxista, che su una base estremamente teorica giustifica i rapporti sociali esistenti in una determinata società  – non me ne vogliano i dotti – si dimostrerebbe un’immonda bufala. “Money, it’s a gas”  – tanto per scomodare i Pink Floyd –. Wang Jianlin è oggi il presidente della più grande impresa immobiliare cinese, la Dalian Wanda Group, è il più grande gestore di sale cinema al mondo – avendo acquistato di recente la MCS Entertainment Holding – e presto o tardi sarà inserito di diritto nel novero dei big del nobile giuoco del calcio, anzi, più in generale, dello sport. Anzi, già lo è.

Nel lontano 1988, dopo un’esperienza ventennale nell’esercito, decise di voltare pagina. Il mondo stava cambiando. Il ricambio generazionale vide l’alternanza tra generali con le stellette e businessman nei propri vestiti lucidi. Fondò una società immobiliare nel nord-est del Paese, nella città di Dalian. Per l’investimento iniziale aveva chiesto in prestito l’equivalente di 80000 dollari. Ripagati tutti, sino all’ultimo centesimo. La Dalian, il suo fiore all’occhiello, è presente oggi in oltre cento città cinesi, tra centri commerciali aperti o in costruzione. Tra un affare e l’altro, nello scorso febbraio, nell’elegante sala da ballo del Sofitel Wanda a Pechino, ha avuto nuovamente l’opportunità di brindare, alzando i calici per suggellare la nuova impresa finanziaria: per la modica cifra di 1,2 miliardi di dollari, Wang ha portato a casa Infront Sport&Media, una società svizzera, specializzata in marketing sportivo. Wang ha ragionato con lungimiranza: Infront è ben posizionata sul filone dei diritti televisivi, avendo ottenuto per i Mondiali di calcio del 2018 e del 2022 la rappresentanza esclusiva per la distribuzione dei diritti.
Un affare, chiamato Atletico
Il miliardario cinese, già nello scorso gennaio, ha dato prova di avere un certo appetito, finanziario s’intende. Ha acquisito una quota – corrispondente al 20% – del club calcistico Atletico, di Madrid, campione di Spagna, per 45 milioni di euro. Il suo progetto più grande è volto alla diversificazione. Così Wang ai microfoni: “Questo investimento, oltre a fornire un’occasione d’oro per i giovani calciatori cinesi che Wanda provvederà a lanciare in Europa,perché possano poi essere selezionati dai migliori clubs, consegnerà allo sport cinese il ruolo che merita”. Rafforzare la qualità dello sport? Molta retorica nelle parole sibilline di un affarista, cresciuto a pane e comunismo.
Il popolo desidera “pane e giochi”, e Wang si adopera come può. Il magnate, secondo un disegno ancora oscuro, vorrebbe trasformare Dalian Wanda da quel macrocosmo composito di cinema, centri commerciali e diritti televisivi in un colosso dell’intrattenimento globale. Vagamente ritornano alla mente i ricordi di un “ventennio fa”. Un caimano per un caimano. In parallelo, il filantropo che ama il pallone e adora i jet super lusso, ha investito 40 milioni di dollari nel settore degli allevamenti nella povera provincia cinese di Guizhou. Coincidenze?

Danilo Capone

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