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Reddito Inclusione Sociale “La vera scommessa è far incontrare gli indigenti con il mondo del lavoro”

Intervista al dottor Gennaro Izzo sullo strumento unico di lotta alla povertà individuato dal Governo. A breve sono attesi i decreti attuativi per rendere operativa la misura.

 

In Italia la povertà assoluta – secondo gli ultimi dai Istat del luglio scorso – colpisce 1 milione e 619mila famiglie, con un’incidenza per le famiglie al 6,3%, mentre quella relativa 2 milioni 734mila, con un’incidenza per le famiglie del 10,6% (anno di riferimento 2016). Dati da capogiro che, oggi, includono anche fasce della popolazione come minori e giovani, negli anni passati intaccate solo in maniera marginale dal fenomeno.

Il Governo, già da tempo, ha studiato soluzioni per far fronte a questo vero e proprio flagello mettendo a punto, prima, lo strumento della social card (già con il presidente Monti),  lo scorso anno, del Sostegno Inclusione Attiva, un beneficio economico legato al reddito.

Il 29 Agosto 2017, il Governo Gentiloni ha licenziato definitivamente il decreto legislativo che introduce il Reddito di Inclusione ossia una carta di pagamento elettronica (Carta REI) su cui, a seconda del reddito (non superiore ai 6mila euro ISEE), potrà essere caricato un beneficio economico fino a circa 500 euro mensili. Una forma di sostegno al reddito, tuttavia, vincolata all’adesione di un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa, volto al superamento della condizione di povertà.

Le domande potranno essere presentate presso i Comuni, in attesa dei decreti attuativi, a partire dal 1 dicembre 2017 .

 

NowMagazine ha approfondito l’argomento con il dottor Gennaro Izzo, assistente sociale del Comune di Piano di Sorrento e docente a contratto di “Progettazione delle Politiche e dei Servizi Sociali” presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, e di “Organizzazione del Servizio Sociale” presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli.

professor gennaro izzo

Qual è oggi il volto della povertà e quali i suoi corollari?

 

«La povertà è un discorso complesso e, inquadrandolo da un punto di vista globale, riguarda la mancanza oppure l’ambiguità delle aspettative sul futuro, la non conoscenza o scarsa consapevolezza delle proprie risorse, la presenza di ostacoli resi insormontabili da gruppi di interesse o dall’assenza dello Stato (condizioni che non raramente si intrecciano, anche nei territori più ricchi).

Tra i “corollari”, invece, troviamo la povertà delle famiglie con figli i cui genitori sono separati/divorziati, la povertà delle famiglie che si prendono cura delle persone non autosufficienti, la povertà delle famiglie che si prendono cura di disabili gravi, la povertà delle famiglie che devono fare i conti con le svariate possibili dipendenze di alcuni loro componenti. L’elenco potrebbe essere ancora più lungo».

clochard

In cosa si differenzia la nuova misura del REI da quella del SIA (sostegno inclusione attiva)?

 

«Possiamo dire che il REI, così come è conoscibile attualmente, non è una misura universalistica, cioè per tutti i poveri. I fondi non sono sufficienti per quanti statisticamente risultano in uno stato di povertà assoluta. È rivolto, seppure “provvisoriamente” a dire delle norme già emanate, soltanto alle famiglie con minori, con figli disabili, con donne in gravidanza, con ultracinquantacinquenni disoccupati di lungo periodo (che non beneficiano, quindi, della indennità di disoccupazione).

A ben vedere, a parte un piccolo incremento della soglia ISEE per accedere, e la tolleranza di una situazione patrimoniale minima, nonché l’estensione agli ultracinquantacinquenni ed una durata di 18 mesi (confermabili soltanto dopo una sospensione di 6 mesi), in partenza il REI non si discosta troppo dal SIA».

 clochard

Si è in attesa dei decreti attuativi. Gli “addetti ai lavori” cosa si aspettano o sperano di trovarci scritto?

 

«Maggiore coinvolgimento dei servizi per l’impiego e delle imprese private, anche per evitare di lasciare un unico canale di inserimento lavorativo, quello dei tirocini formativi e delle borse lavoro presso il solo terzo settore.

La scommessa deve essere quella di fare incontrare i beneficiari del Reddito di Inclusione con l’intero mondo del lavoro, non soltanto quello sociale.

In assenza di un effettivo coinvolgimento del settore “for profit”, il rischio è quello di creare un circolo chiuso che, inevitabilmente, tenderà a saturarsi ed implodere.

Nei paesi europei, in cui il reddito minimo è un diritto da decenni, la chiave di volta è proprio il collegamento diretto dei beneficiari del reddito con i datori di lavoro: il reddito minimo si perde prevalentemente per aver rifiutato per un certo numero di volte offerte di lavoro».

clochard

Il REI è una misura per chi ha reddito molto basso, ma non tiene conto del lavoro in nero o dei furbetti che non hanno nulla intestato. Il rischio di dare soldi a chi non ne ha bisogno è reale, a scapito dei veri poveri. Come si potrebbe, a suo avviso, prevenire questo rischio?

 

«Occorre, appunto, collegare il REI alle offerte reali di lavoro. Stabilite alcune regole minime: chi rifiuta le opportunità di lavoro, oppure di formazione per accedere alle offerte di lavoro disponibili, perde il reddito. Per questo motivo il REI dovrebbe essere tendenzialmente individuale».

clochard

In generale, con la contrazione dei fondi al sociale e il blocco del turn over nelle Pubbliche Amministrazioni, garantire i servizi sociali e sanitari essenziali è diventato impossibile. Quali sarebbero a suoi avviso le mosse giuste per cambiare direzione e assicurare l’assistenza ai più fragili?

 

«Se si vuole utilizzare al meglio le opportunità offerte dal REI, tra le tante cose, occorrerebbe: seguire il modello pugliese per quanto riguarda l’individuazione di personale che rappresenti l’istituzione pubblica nella gestione della misura; spendere i fondi già disponibili utilizzando i titoli di acquisto (efficienza nella spesa, concorrenza tra i prestatori, dignità e potere ai cittadini/utenti/clienti, maggiore trasparenza e riduzione della corruzione, ecc.), attuare i Budget di Salute, su base regionale, attraverso i Piani Terapeutici Riabilitativi Individualizzati (P.T.R.I.), per le situazioni di estrema povertà sociale (bisogni abitativo, lavorativo e di socializzazione).

Per concludere: riforme di enorme portata, come quella del REI, è preferibile che vengano realmente concertate con gli operatori che vivono i territori, vere risorse per gli esperti di teorie socio-economiche».

 

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