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Minori stranieri non accompagnati tra tutela, riconoscimento di diritti e integrazione

Triplicati negli ultimi anni in Italia gli sbarchi di bambini soli. Una legge, da poca approvata, offro loro maggiore tutela in un clima ancora infuocato sul tema dei migranti.  

Lo scorso 20 giugno si è celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato mentre, pochi giorni prima, la nota organizzazione Save the Children rilasciava il dossier “Atlantide” contenete i dati relativi ai bambini stranieri non accompagnati giunti negli ultimi anni nel nostro Paese. Si legge che “tra gennaio 2011 e dicembre 2016 sono sbarcati 62.672 minori, provenienti principalmente da Eritrea, Egitto, Gambia, Somalia, Nigeria e Siria. Il loro numero è cresciuto di 6 volte negli ultimi cinque anni”. La loro presenza – continua lo studio – è un fenomeno strutturale, caratterizzato da una crescente vulnerabilità legata all’età precoce e al genere dei piccoli migranti per una parte dei quali l’Italia è solo un paese di transito, dunque, un luogo in cui non sono visibili e per questo ancora più esposti a gravissimi rischi.

Da tempo le organizzazioni non governative che si occupano di protezione dell’infanzia e adolescenza, segnalavano la necessità di una normativa in grado di tutelare i migranti minorenni, già costretti, per la povertà o la guerra, a lasciare i propri genitori e ad affrontare il mare aperto dentro i mortali barconi della disperazione.

Nello scorso 21 aprile, dopo tre anni di stallo, la legge n.47, di cui proprio Save the Children, tra le altre, è stata promotrice, ha finalmente provveduto a fortificare la rete di protezione intorno ai minori non accompagnati. Le principali novità, già in vigore, sono le seguenti.

Divieto di respingimento. Un bambino o un adolescente che arriva in Italia, se solo, non può essere respinto. Nel caso in cui sia necessaria l’espulsione, il provvedimento può essere adottato dal Tribunale per i Minorenni purché non si configuri il rischio di gravi danni.

Colloquio e identificazione. Il minore ha diritto ad avere un colloquio, con personale idoneo alla sua assistenza, nel momento in cui viene accolto e per l’accertamento dell’età, quando vi sono dubbi, si deve procedere sempre dopo aver garantito assistenza umanitaria e con l’ausilio di mediatori culturali e di un tutore. Se permangono dubbi fondati sull’età dichiarata, la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni può disporre esami socio-sanitari volti all’accertamento della stessa.

Affidamento familiare. L’accoglienza all’interno di una famiglia è da privilegiare rispetto al collocamento in comunità.

Sistema informativo nazionale dei minori stranieri non accompagnati presso il Ministero delle Politiche Sociali e apertura della cartella sociale che andrà trasmessa ai servizi sociali e al Tribunale per i Minorenni del luogo di accoglienza.

Nomina tutore e diritto all’assistenza legale. Sono previsti elenchi di tutori volontari e la possibilità di assistenza legale gratuita, a spese dello Stato.

Misure in favore di minori vittime di tratta. Attivazione di un programma specifico di assistenza per garantire adeguate condizioni di accoglienza e di assistenza psico-sociale, sanitaria e legale, con la possibilità di protrarre l’assistenza anche oltre il compimento della maggiore età.

 

La normativa da poco entrata in vigore è stata considerata dal mondo dell’associazionismo un passo in avanti decisivo verso un tema molto delicato e sempre più attuale quale quello dei minori stranieri non accompagnati, anche se ora dovrà essere testata nel concreto e, in questo senso, tra gli addetti ai lavori già serpeggiano alcuni interrogativi.

«La legge se applicata bene – afferma Glauco Iermano, operatore socio-culturale della cooperativa sociale Dedalus di Napoli, in prima linea sul fronte dell’accoglienza dei ragazzi stranieri – potrebbe essere uno strumento utile, anche se noi dal punto di vista politico, culturale e sociale non condividiamo l’idea di una legge specifica per i minori stranieri perché riteniamo che i bambini siano tutti uguali».

«Ovviamente – continua l’operatore – sono necessarie le risorse economiche per una buona attuazione della legge che, a nostro avviso, potrebbero essere drenate dal fondo nazionale per l’infanzia e da quello destinato ai minori stranieri non accompagnati».

«Elementi critici – prosegue Iermano – sono poi la questione dell’affidamento familiare, difficilmente attuabile come intervento trattandosi di preadolescenti, e l’accertamento dell’età dei minori vittime di tratta che la nuova legge prevede debba essere disposto dal Tribunale per i Minorenni mentre fino ad oggi è stata competenza del Giudice Tutelare presso il Tribunale Civile».

Come ogni nuova legge è necessario un congruo periodo di tempo per farsi si che trovi concreta e puntuale applicazione. Basti pensare che nello sbarco di 1.500 migranti avvenuto al porto di Napoli lo scorso 30 maggio, circa 300 erano minori privi di sostegno familiare e solo per un esiguo numero di essi – spiega l’operatore della Dedalus, presente durante le operazioni di accoglienza – ha trovato giusta applicazione la nuova normativa.

Al tema dei minori soli si aggiunge quello del cosiddetto ius soli, che continua a dividere il mondo politico e l’opinione pubblica in favorevoli e contrari.

«Il riconoscimento della cittadinanza ai minori nati in Italia – conclude Glauco Iermano – è da considerarsi un punto di partenza e non di arrivo per l’integrazione culturale dei migranti nel nostro Paese. Più si ritarda l’approvazione della legge sullo ius soli, più si allontana l’integrazione».

Di diverso avviso sono invece gli italiani che, stando ad un sondaggio commentato da Nando Pagnoncelli sul «Corriere della Sera» di pochi giorni fa, sarebbero in maggioranza contrari allo ius soli, diversamente dal 2011 quando il 71% della popolazione si diceva invece favorevole (oggi lo è solo il 44%).

Le motivazioni di questa inversione di tendenza sono da ricercarsi nella paura per la competizione nel mercato del lavoro, nel peso sui conti pubblici e nel rischio del terrorismo, ma è pacifico affermare che la disoccupazione alle stelle e il buco nei conti pubblici sono responsabilità da ricercare più nella classe politica e dirigenziale e molto meno nei migranti costretti a lasciare le loro terre in cerca di una vita dignitosa.

 

(tutte le foto provengono da:@minorinonaccompagnati)

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