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Elezioni politiche e questioni sociali: intervista a Don Armando Zappolini, il prete vicino agli ultimi

Dai migranti alla lotta alla povertà passando per il gioco d’azzardo e le baby gang. Un colloquio appassionato con uno dei maggiori attori del no profit in Italia.

Le elezioni politiche sono alle porte e tante sono le questioni sociali che il prossimo Governo (se ci sarà una maggioranza) dovrà affrontare, in un Paese che sostanzialmente non è ancora uscito dalla crisi economica stando ai dati ancora preoccupanti su disoccupazione giovanile e povertà.

NowMagazine ha intervistato Don Armando Zappolini, da sempre impegnato nella difesa dei più deboli, nella lotta alla illegalità e in progetti di cooperazione internazionale. Dal 2011 è presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) che aggrega in tutta Italia strutture di accoglienza residenziali e diurne per minori e dipendenti patologici, oltre a promuovere importanti campagne di sensibilizzazione come quella contro il gioco d’azzardo.

armando zappolini

Partiamo dalla fine: che bilancio si può tracciare dal punto di vista sociale del Governo uscente la cui legislatura ha visto licenziare leggi importanti come le unioni civili, il biotestamento, le misure di contrasto alla povertà e la legge sulle cooperative sociali?

«Sicuramente sui temi sociali questo Governo ha posto più attenzione di altri. Un po’ di amarezza c’è, ad esempio, per la mancata legge sullo ius soli e per l’apertura verso il profit che la neo legge sulle cooperative sociali consente. Su questo tema mi sembra che non sia stata data la giusta attenzione all’impianto valoriale del terzo settore, e che lo Stato si diriga verso una politica in cui cerca di tirar fuori soldi dal privato per poter fare delle cose che dovrebbe garantire il pubblico, deputato in primis a farsi carico dei soggetti fragili».

Non è stata approvata dal Governo uscente, come lei sottolinea, la legge sullo ius soli. Cosa auspica a tal proposito il terzo settore?

«Lo ius soli è una ferita aperta di cui nessuno capisce l’importanza, ma un problema ancora più serio è che sono stati annullati i fondi per la cooperazione internazionale e nei paesi poveri, quelli da cui provengono i migranti, restano solo gli investimenti delle multinazionali che sfruttano quei territori producendo ancora più povertà. Le persone fuggono da queste condizioni e dalla guerra».

migranti

Rimanendo sul tema delle migrazioni, molto caldo in questa campagna elettorale, cosa pensa si debba fare per promuovere l’integrazione?

«Noi come CNCA abbiamo proposto che a gestire il fenomeno delle migrazioni non siano più le Prefetture, perché non è una questione di ordine pubblico, ma gli enti territoriali. Qui nel paese dove abito, in provincia di Pistoia, la presenza dei migranti è gestita attraverso piccoli appartamenti che offrono dignitose condizioni di vita e non si riscontra alcun problema di integrazione. Ma se il fenomeno è inquadrato solo nell’ottica dell’emergenza e dell’ordine pubblico, e si fa ricorso a privati profit per gestire i gruppi di migranti costretti a fuggire dai loro paesi, ospitandoli ad esempio negli alberghi, è evidente che non si va da nessuna parte. Va tuttavia riconosciuto che l’Italia è l’unico paese ad essersi fatto carico dei migranti con i salvataggi in mare, ed è stata lasciato da solo. Bisogna pianificare, non gestire in perenne emergenza, poi è chiaro che non possiamo accogliere tutti».

A suo parere cosa sta facendo crescere l’onda del razzismo nel nostro Paese?

«Sono le parole di odio che ascoltiamo in questa campagna elettorale. Anche negli ambienti cattolici si ascoltano discorsi che tendono all’odio dimenticando quanto ci dice Papa Francesco».

Quanto le pessime condizioni socio economiche degli italiani incidono sul sentimento di intolleranza verso i migranti?

«Incidono abbastanza, il disagio sociale è una miccia che può accendere il conflitto. Ci vuole più welfare, risposte ai diritti fondamentali dei cittadini come  casa e occupazione. Ma è falso dire che i migranti vengono a rubare il lavoro agli italiani. Svolgono mestieri che qui nessuno vuole più fare».

gioco d'azzardo

Passando ad un altro tema, il gioco d’azzardo, su cui il CNCA è molto impegnato con una grande campagna di sensibilizzazione, cosa dovrebbe fare il nuovo Governo in più a quanto fatto finora?

«Abbiamo riconosciuto al Governo gli sforzi fatti ad oggi su questo tema, come l’aver inserito la ludopatia nei livelli essenziali di assistenza e l’aver stanziato un fondo di 50 milioni per combatterle,  così come l’aver dato più poteri ai Comuni su orari e ubicazione dei punti gioco. Presenteremo al nuovo Governo una proposta di legge riassumibile in quattro punti: eliminazione totale delle pubblicità, riduzione di un terzo dell’offerta di gioco nel Paese, stesura di una legge organica che abbia come principio ispiratore la salute dei cittadini e non il vantaggio degli introiti dal gioco d’azzardo, maggiore potere ai Sindaci di legiferare in maniera più incisiva quando riscontrano delle criticità collegate a questa piaga sociale».

Sulle droghe e sulla liberalizzazione della cannabis, invece, cosa direste al nuovo Governo?

«In generale noi diciamo da tempo che sul tema delle droghe manca una delega politica. Basti pensare che il testo unico sulle tossicodipendenze risale agli anni ’90. Va ripensato il tema includendo i nuovi stili di consumo, le nuove dipendenze, come quella da internet, nell’ottica di educare e non punire».

baby gang

Collegandoci al tema del disagio giovanile, sulle baby gang, fenomeno non solo napoletano, a suo parere cosa bisognerebbe fare?

«Le baby gang sono il frutto di un abbandono dei territori, di assenza di risorse. Ci vogliono scuole aperte fino a tardi, iniziative che coinvolgano i giovani, perché lì dove ci sono i risultati si vedono. La noia, l’assenza di prospettive future e di alternative crea disagio».

Infine, se doveste fare una “lista della spesa” al nuovo Governo sulle tematiche sociali, cosa ci scrivereste?

«Di mettere i diritti delle persone come fari nel suo agire, come bussola di tutte le tematiche sociali».

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